Vincitore nell'ultima edizione del premio Oscar come miglior sceneggiatura non originale, era però candidato a ben 8 statuette, tra cui la più ambita da ogni regista, il miglior film dell'anno. Ma che temi affronta questo nuovo capolavoro del regista Mortel Tyndum? Per chi se lo fosse lasciato scappare al Cinema vi spiegherò in breve la trama, senza rivelarne i dettagli che potrebbero rovinarvene la visione.

Siamo nei primi anni '50, agli albori della guerra fredda, il nostro protagonista subisce un furto ma stranamente decide di non denunciarlo, incuriosendo l'ispettore che se ne sarebbe dovuto occupare. Chi è Alan Turing ma soprattutto cosa nasconde? Queste sono le domande che gli balzano da subito in mente, e che lo spingeranno ad iniziare la sua ricerca. Si apriranno quindi lungo il film due linee di flash back grazie alle quali ci sarà permesso di conoscere il protagonista al meglio, ripercorrendo con lui i suoi primi anni di formazione e il suo contributo al governo inglese durante la seconda guerra mondiale.

Una biografia ben raccontata ma soprattutto non soporifera! Ogni sentimento percepito dal protagonista lungo il suo racconto al detective è ben percepito e fatto proprio dallo spettatore, nonostante questo enorme trasporto emotivo non mancheranno i colpi di scena. Nonostante non abbia vinto le statuette, sono ottime a mio parere sia la regia che la performance dell'attore protagonista, come anche quella dell'unica attrice di rilievo che troviamo nella pellicola. Ma a cos'altro deve il suo successo? Alla fine si potrebbe pensare che altro non sia se non l'ennesimo film che si propone di raccontare fatti storici, impressi nella memoria collettiva ma che rischiano oramai di cadere nell'oblio.

A differenza di altri film, più o meno recenti, basti ricordare "Il discorso del Re" anch'esso ambientato nei primi anni della seconda guerra mondiale o "La caduta - gli ultimi giorni di Hitler", in questo caso si è scelto di raccontare la seconda guerra mondiale non attraverso un personaggio centrale di quegli anni ma attraverso uno sconosciuto. Alan non fu un uomo politico, né uno stratega, bensì un genio, colui che ideò una macchina di cui oggi non possiamo fare a meno. Il suo contributo nella seconda guerra mondiale non fu la forza del suo braccio, né la sua astuzia, o conoscenza del territori del nemico, fu la sua mente, la sua genialità. Quello che potremmo definire un sotto-tema nonostante siamo in una fascia di anni che prende dal '30 al '50 è da considerarsi più attuale che mai, affrontando il problema della sessualità del protagonista e dello sconforto che il sentirsi diverso gli porta si finisce con parlare di sessualità e col descrivere come la società dell'epoca si rapportasse a questo fenomeno.

Non è la prima volte che dichiara l'omosessualità di un personaggio storico, basti ricordare il film J-Edgar dedicato al fondatore dell'FBI americana, tra le righe il regista lascia trafelare l'omosessualità del protagonista, ma senza esprimerla esplicitamente. Alan Turing venne condannato e si suicidò a causa della pena inflittagli per la sua sessualità; solo nel 2009 ricevette le prime scuse ufficiali da parte del primo ministro inglese Gordon Brown, grazie ad una petizione partita dal web, ricevette in seguito la grazia postuma dalla regina Elisabetta solo nel dicembre 2013. Il vero valore aggiunto del film rispetto a molti altri sta nel svelare la storia di un uomo sconosciuto nonostante abbia inventato lo strumento più usato oggi giorno, indispensabile per molte attività, il computer.

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