Potrebbe concludersi a breve con un nulla di fatto la vicenda giudiziaria che ha coinvolto Gino Paoli quando era ancora presidente della siae. Il noto cantautore fu costretto a dimettersi dalla carica travolto dall'inchiesta per evasione fiscale. L'accusa era di aver preso in nero e nascosto in Svizzera circa 4 milioni di euro raccolti tra feste patronali e di partito. L'evasione al fisco italiano ammonterebbe a circa ottocentomila euro.

Il Pubblico Ministero Silvio Franz ha chiesto di prosciogliere il cantautore italiano non perché i soldi non vi fossero davvero, ma per l'impossibilità di stabilire quando siano stati raccolti e poi trasferiti in Svizzera. Per questo motivo il reato è da considerarsi prescritto e quindi l'imputato non processabile né condannabile.

Gino Paoli si è difeso nell'inchiesta puntando proprio sul fatto dell'incertezza delle date dei pagamenti e sul fatto che non era lui a gestire la parte economica del suo lavoro. Secondo quanto emerso dalle carte dell'inchiesta, Paoli avrebbe ammesso che prendere soldi in nero fosse comunque in alcune feste un sistema utilizzato. L'inchiesta è durata circa un anno e mezzo e ora il cantautore può dormire sonni tranquilli.

Lo scandalo delle accuse per evasione fiscale avevano portato Gino Paoli alle dimissioni da presidente della SIAE proprio in un momento delicatissimo per l'ente, in bilico tra le critiche per inefficienza e l'esigenza di rinnovamento. Il momento storico coincideva con l'avvicinarsi del recepimento della direttiva europea "Barnier" sul diritto d'autore che poteva mettere a repentaglio il monopolio Siae sulla gestione dei diritti d'autore.

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Le dimissioni di Paoli portarono ad un profondo rinnovamento dell'ente con l'elezione di Filippo Sugar alla presidenza, il quale ha portato significative innovazioni nel momento in cui il mercato dei diritti d'autore viaggia sempre di più verso una liberalizzazione. Il parlamento italiano ha, nei giorni scorsi, recepito definitivamente la direttiva Barnier salvaguardando per il momento lo status monopolista di Siae anche se altre società di gestione estere possono comunque operare in Italia.