Si chiamava Tommaso il bambino protagonista del film Anche libero va bene, esordio alla regia di Kim Rossi Stuart. L’attore romano, nel suo secondo film alla regia, intitolato Tommaso, ha voluto far crescere quel bambino per mostrarlo in tutta la sua fragilità. La locandina che raffigura un volto maschile sulla cui fronte si può riconoscere chiaramente una donna nuda ci introduce il soggetto di questo film: la storia di un uomo ossessionato dalle donne.

Ma Tommaso non è solo questo. Presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, il lungometraggio è la storia di un attore quarantenne single, completamente alla deriva.

Tormentato, impacciato con le donne, insoddisfatto nella vita professionale, si trascina in un’esistenza fatta di piccoli momenti di evasione che, puntualmente, lo riportano al punto di partenza. «Non si tratta di un film autobiografico in senso memorialistico, ma lo è nella misura in cui lo sono i percorsi introspettivi – ha dichiarato il regista; quando mi sono messo a scrivere un nuovo film mi sono chiesto: faccio un film di genere, faccio un film di denuncia sociale o politica? E sono arrivato alla conclusione che la cosa più sana fosse cercare qualcosa dentro di me».

Ossessionato dalle donne, tutte, che da un lato vorrebbe possedere con avidità e bramosia e dall’altro proteggere e coccolare, Tommaso è alla perenne ricerca della persona con cui stabilire un rapporto vero. In una scena del film grida in faccia a una delle donne con cui tenta di creare una relazione: «Io voglio calore».

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In questa richiesta disperata si nasconde la fragilità di un uomo che non ha ancora compreso quanto sia necessario trovare il “calore” prima dentro se stessi e poi negli altri.

Tragicomico il legame con la madre, interpretata dall’attrice tedesca Dagmar Lassander, con cui litiga ferocemente, ma dalla quale ha sempre necessità di ritornare. Esilarante il suo approccio con le donne, in particolare con le tre protagoniste: Chiara (Jasmine Trinca, con cui aveva già fatto coppia in Romanzo criminale), Federica (Cristiana Capotondi) e Sonia (Camilla Diana). Nevrotico e ossessivo il continuo richiamo all’infanzia con la ricerca del bambino interiore. Il film, gradevole e ironico, intrattiene e diverte senza annoiare mai, e conduce lo spettatore fino alla catarsi dell’ultimo incontro che non a caso avviene in mare, luogo perfetto per tutte le purificazioni.