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Musicalmente parlando, di questo 2016 ci ricorderemo soprattutto di quei grandi artisti che, purtroppo, ci hanno lasciato. Ci ricorderemo, dunque, dei morti. Soprattutto dei morti. Non è piaggeria o chissà cosa, è la constatazione di un mero e puro dato di fatto: non nascono altri David Bowie o Leonard Cohen. Loro erano loro. Punto e basta. Hanno segnato la storia della Musica in modo indelebile, sono testimoni dell'apice dell'industria musicale, prima con i 33 e 45 giri, gli LP e gli EP, poi con i CD, ora sostituiti dallo streaming e dal download in formato digitale.

Il primo testamento: Blackstar

Su questo non possiamo minimamente dubitare: entrambi hanno lasciato dei veri e propri testamenti con i loro ultimi dischi.

Il primo soprattutto, Blackstar di Bowie, sembra essere una specie di premonizione lasciata dal cantante, che sapeva della sua prossima scomparsa già da qualche anno, ma nonostante tutto è riuscito a regalarci un disco carico di energia e di inquietudine, che si tramuta in una irrefrenabile voglia di vivere nonostante il male che lo affliggeva da tempo, e in un video, quello della title track dell'album - una vera e propria suite psichedelica della durata di 10 minuti - in cui Bowie è assoluto protagonista di un vero e proprio quadro postmoderno, in cui i figuranti si muovono impazziti intorno a lui, e lui stesso, figurante come un guru-mummia, si muove insieme a loro, in una kore vorticosa e a tratti orrorifica, che rappresenta la paura di fronte a quello che sarà il giorno del giudizio per ognuno di noi.

I migliori video del giorno

L'Armageddon. Per Bowie, la morte ormai imminente, purtroppo, e l'incontro con Dio.

Il secondo testamento: You Want It Darker

il secondo testamento, invece, ci è giunto in maniera del tutto inaspettata: You Want It Darker. L'ultimo disco di Leonard Cohen, uscito una settimana prima della sua scomparsa a 82 anni. Nove tracce in cui si riconosce lo stile inconfondibile di Cohen, mescolato con una serie di mood che vanno dal blues arcaico ai canti gregoriani (come notano i featuring della title-track e di It Seemed The Better Way eseguiti dal cantore Gideon Y. Zelermeier) mescolati con i ritmi odierni e l'uso degli strumenti ad arco in atmosfere realmente dark eppure molto light, leggere. Un vero e proprio must per tutti gli appassionati della sua musica e non solo.

Questi due dischi, acclamati dalla critica internazionale come tra i migliori del 2016, ci ricordano una cosa: che la vita è una sola, e noi dobbiamo curarcene al massimo delle nostre capacità.