In una recente intervista per Vanity Fair, sfera ebbasta è tornato a ribadire un concetto già più volte sottolineato in passato, ma non ancora del tutto chiaro al pubblico, sia tra i tanti giovanissimi che lo seguono che tra gli abituali detrattori del (t)rapper di Cinisello Balsamo. L' autore di 'Figli di Papà' ha voluto ripetere ancora una volta come non si senta assolutamente responsabile dell' abuso di codeina – la nota 'droga legale' spesso presente nei testi dei suoi brani – che potrebbe essere perpetuato dai tanti suoi giovani ascoltatori.

La codeina nel rap di Sfera Ebbasta

Sfera Ebbasta, analogamente a tanti altri rapper in Italia nel mondo, ha spesso citato nei testi delle sue canzoni la 'Purple Drank', ovvero la droga legale che si ottiene mescolando piccole dosi di uno specifico sciroppo per la tosse con la Sprite, un miscuglio molto più pericoloso di quanto si possa pensare vista la natura legale delle componenti di questo cocktail.

Un mix che può causare danni gravissimi e permanenti alla salute, fino a portare, in alcuni casi di massima intossicazione, alla morte.

Negli ultimi anni, Sfera Ebbasta ha raccontato attraverso la musica le sue esperienze con questa sostanza, descrivendone gli effetti, e andando di conseguenza a suscitare le ire e le critiche di molti osservatori ed appassionati di rap italiano, che, in considerazione della bassissima età media del pubblico del rapper milanese classe '92, hanno iniziato a descrivere i testi di quest'ultimo come estremamente pericolosi e diseducativi.

Non posso sentirmi responsabile

'Non posso sentirmi responsabile del fatto che oggi la usino i ragazzini', con queste parole Sfera Ebasta ha ribadito, come già più volte aveva fatto in passato, di non sentirsi minimamente responsabile per l'uso – sempre più diffuso, soprattutto nel Nord Italia – di questa sostanza tra gli adolescenti.

'A 13 anni ascoltavo i Dogo [..] parlavano di cocaina, ma non me la sono mai fatta.

Tutti sono capaci di pensare con la propria testa', ha poi aggiunto il rapper, proponendo un parallelismo abbastanza calzante tra i suoi testi e quelli di un collettivo storico e fondamentale per l'evoluzione del rap italiano, i Club Dogo.

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