E' un triste anniversario quello che ci attende domani. Sono già passati tre anni dalla morte dell'attore premio Oscar Philip Seymour Hoffman, artista di grande coraggio e talento, con una personalità non convenzionale, interprete di film straordinari che gli valsero diversi premi e tante nominations.

Hoffman fu ritrovato nel bagno del suo appartamento di Manhattan dallo sceneggiatore e amico (si vociferò all'epoca anche di un'eventuale relazione omosessuale, poi seccamente smentita, fra i due) David Katz, il quale preoccupato perché non lo sentiva telefonicamente da alcuni giorni, si recò nell'abitazione e lo trovò esanime, con ancora la siringa inserita nella vena del braccio.

Non si è mai saputo con certezza se si sia trattato di un errore, di un'overdose casuale o di suicidio vero e proprio, fatto sta che la dose di speedball (cocaina, eroina e tranquillanti mescolati insieme) che si iniettò gli fu fatale.

Philip Seymour Hoffman iniziò la sua carriera di attore in modo del tutto fortuito, quando al liceo, durante un allenamento di lotta, si infortunò gravemente tanto da dover smettere questa attività sportiva. Da quel momento cominciò a partecipare regolarmente alle lezioni di teatro della scuola fino a laurearsi a pieni voti alla Tisch School of the Arts della New York University.

L'inizio della sua carriera come attore professionista fu all'insegna del Cinema indipendente. Nel corso degli anni, dato il suo talento e le sue capacità interpretative, si mise in mostra come attore non protagonista in alcune pellicole leggendarie, come Il grande Lebowsky di Joel Coen, Il talento di Mr. Ripley di Anthony Minghella, La 25° ora di Spike Lee.

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Nel 2005 arrivò la parte che gli valse la statuetta d'oro agli Oscar 2006: Truman Capote - A sangue freddo, un film biografico straordinario in cui interpretò magistralmente il grande scrittore americano, autore di Colazione da Tiffany.

Da quello che disse la moglie Mimi O'Donnell dopo la morte dell'attore, il problema di dipendenza dalle droghe di Hoffman era ormai serio da diverso tempo, con diversi percorsi di rehab mai terminati, tanto che lei si vide costretta a cacciarlo di casa perché non fosse un pessimo esempio per i figli. Quei figli a cui nel testamento non lasciò nulla perché non voleva che crescessero come "ragazzi viziati".

Una personalità quella dell'attore che fatalmente si intrecciava con quella tormentata e, nel contempo, sensibilissima di Truman Capote, dipendente da sonniferi e tranquillanti fino alla prematura morte a 60 anni.

Philip Seymour Hoffman si spense, in completa solitudine, a soli 46 anni, all'apice del successo.