I racconti di Edgar Allan Poe non provocano soltanto piacevoli sussulti agli appassionati della letteratura del brivido: stimolano la mente, suggeriscono nuove forme ed intuizioni a lettori, poeti ed artisti. E' il caso di Alberto Martini (1876-1954) la cui Arte è stata influenzata per oltre 40 anni dalla narrativa di Poe: ce lo racconta lo storico Alessandro Botta nel volume "Illustrazioni incredibili Alberto Martini e i racconti di Edgar Allan Poe", della Collana Biblioteca Passaré.

Il libro nasce dalla sua tesi di laurea intitolata "Due illustratori italiani di Edgar Allan Poe: Gaetano Previati e Alberto Martini". Perché ha scelto di focalizzarsi su Martini?

Il caso di Martini rispetto a quello di Previati si caratterizza per alcuni aspetti che lo rendono particolarmente adatto ad essere studiato da più punti di vista: Martini è uno dei pochi artisti ad aver illustrato in maniera estensiva tutta la raccolta dei racconti di Poe, realizzando una serie compatta ed unitaria di fogli, che conta in totale 105 disegni.

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Esiste, inoltre, una vicenda espositiva molto interessante legata alla serie di illustrazioni, ma anche una storia fatta di amicizie, di scambi e di sostegno da parte di critici dell’epoca, che promuovono fin da subito il suo lavoro. Ripercorrere la sua stessa formazione e i propri contatti ha permesso di sciogliere aspetti squisitamente visivi delle illustrazioni, collocandole in un clima di diffusione e rivalutazione della grafica in atto già da diversi anni in Europa.

Quando l'artista comincia a realizzare illustrazioni ispirate ai Racconti di Poe?

Martini incomincia a realizzare i disegni intorno al 1905 e prosegue in maniera serrata sino al 1910; il suo interesse verso i racconti di Poe non si ferma a questa data, ma prosegue: tra gli anni '30 e '40 ritorna infatti su questo ciclo, realizzando altri sette fogli.

Quando, nel 1905, si appresta all’esecuzione di questi disegni, ha già alle spalle una buona affermazione nell’ambiente artistico europeo: reduce da quattro Biennali di Venezia e da alcune partecipazioni al di fuori dell’Italia, Martini ha già illustrato il Morgante di Luigi Pulci, La secchia rapita di Alessandro Tassoni e la Divina commedia di Dante, senza però quello spirito di completezza e unitarietà che contraddistingue invece la serie per il Poe.

Il lavoro per i tales, insomma, accompagna Martini per circa quarant’anni della sua vita, tra successi e isolamento, nel quale riconosce se stesso e le sue inquietudini di illustratore.

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Quali sono i Racconti che lo hanno ispirato maggiormente?

Senza dubbio il racconto per Hop Frog o ancora quelli per Re peste o Il cuore rivelatore; sono questi i racconti che vengono ripensati da Martini, a distanza di venti o trent’anni con nuovi disegni, che sia aggiungono a quelli già realizzati in precedenza.

Quali elementi rendono incredibili le illustrazioni?

La sua capacità di reinterpretare in maniera visionaria il modello letterario e il suo virtuosismo tecnico rendono la serie di illustrazioni un unicum nel panorama artistico non soltanto italiano, ma anche internazionale.

Nel “costruire” le immagini Martini mette in campo tutta la sua esperienza di artista, ricorrendo spesso a modelli figurativi preesistenti, conosciuti durante il suo percorso di formazione. Il mio studio, oltre a ricostruire le vicissitudini storiche legate alla serie, si è spinto ad individuare gli echi di questi suoi interessi visivi, per comprendere qualcosa in più sull’artista e sui suoi disegni.

Cosa c'è di attuale nella letteratura di Poe?

I racconti dello scrittore americano richiamano tuttora l’interesse e la curiosità di un vasto pubblico di lettori di tutte le età, incuriosito dai temi macabri e fantastici; l’immediatezza della sua scrittura consente una lettura agevole e coinvolgente, mentre le descrizioni dei personaggi, dei luoghi e degli oggetti, permettono un approccio quasi “visivo” al testo, con ricadute che coinvolgono tuttora riadattamenti in chiave cinematografica o teatrale.

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