Fiore all'occhiello dell'ultimo Governo Renzi, il bonus cultura prevede un importo di 500 euro per ogni neodiciottenne da spendere in iniziative culturali: mostre, concerti, libri, spettacoli teatrali e film al cinema. Qual è la situazione dopo mesi dal provvedimento governativo emesso al fine di incentivare la crescita culturale dei giovani italiani?

Nella speranza che possa decollare effettivamente, la scadenza per inoltrare richiesta e ottenere il Bonus Cultura è stata prorogata al 30 Giugno prossimo. Fino allo scorso mese di Gennaio, però, i dati raccolti sono poco incoraggianti.

Flop Bonus Cultura: colpa della burocrazia?

La risposta è sicuramente sì. I maggiorenni freschi di compleanno si sono ritrovati a dover compiere una serie di operazioni prima di ottenere i famigerati 500 euro da spendere in buoni per la cultura. Prima di tutto, l'identità digitale, attraverso la registrazione all'apposito servizio "Spid". Ma il procedimento non è facile come può sembrare, ed infatti il numero dei maggiorenni iscritti e provvisti di identità digitale è decisamente inferiore a quello dei diciottenni effettivi.

Il successivo passaggio consiste nell'iscrizione ad apposita piattaforma online creata "ad hoc" per il Bonus Cultura, chiamata "18App". Secondo una stima fornita dalla Presidenza del Consiglio, alla metà di Gennaio 2017 solo il 40% degli aventi diritto risultava iscritto.

Scarsa adesione dei rivenditori

Oltre alla difficoltà e alla lungaggine del meccanismo burocratico per l'ottenimento del Bonus Cultura, ad incidere sui deludenti risultati del provvedimento è stata anche la scarsa adesione da parte dei rivenditori (sia negozi fisici che siti e-commerce).

Rispetto ai 290 milioni di euro stanziati, a metà Gennaio la spesa effettuata presso i rivenditori che hanno aderito all'iniziativa promossa dal Governo non superava i 12,5 milioni di euro. Un altro dato da rilevare è la sproporzione tra gli acquisti in Rete e quelli effettuati presso punti vendita del territorio. I diciottenni che hanno ottenuto il Bonus si lamentano perchè non sanno dove spendere i 500 euro: sono infatti pochi i rivenditori di cultura (cinema, teatri, libreria e simili) che hanno aderito.

Alcuni, scoraggiati da questa ulteriore difficoltà, hanno pensato bene di rivendere il bonus ottenuto in cambio di denaro. Secondo i dati forniti dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, gli aderenti all'iniziativa sono stati settemila. Ma purtroppo questo dato numerico non trova riscontro nella realtà, visto che in 7 Comuni italiani su 8 non vi era alcun esercizio aderente all'iniziativa.

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