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Jheronimus Bosch e venezia” è il nome della mostra che verrà inaugurata il 18 febbraio 2017 al Palazzo Ducale di Venezia e che rimarrà aperta al pubblico fino al 4 giugno 2017. A cinquecento anni dalla sua morte (omaggiato in precedenza sia a Madrid che nella sua città natale Boscoducale), Venezia espone tra le mura dell’appartamento del Doge, le opere restaurate in un evento ideato per un pubblico sia nazionale che internazionale.

Per volontà degli organizzatori, la mostra si focalizzerà su tre opere principali del pittore fiammingo: due trittici e quattro tavole in formato verticale e ancora oggi conservate alla Galleria dell’Accademia di Venezia.

Per la precisione, Il Trittico di Santa Liberata e le quattro visioni dell'Aldilà.

Tele leggibili in tutta la loro perfetta iconografia medievale

“Opere con mostricciatoli, incendi e visioni oniriche”, come le descriveva dalla collezione del Cardinal Domenico Griman il Marcantonio Michiel, sottilineandone le principali e fortunate caratteristiche per cui Jheronimus Bosch piaceva ai collezionisti veneziani e del nord Italia in genere. Co-prodotta con il Museo Nazionale Gallerie dell’Accademia di Venezia e con il patrocinio di Culture e Civiltà dell’Università di Verona, esposte anche le opere dei seguaci di Bosch (XVI° secolo) già presenti nelle collezioni d'arte veneziane, con focus su Domenico Grimani.

Chi era Jheronimus Bosch?

Il suo vero nome era Jeroen Anthoniszoon Van Aken, ma in Italia era noto per lo più come Bosco di Bolduc o semplicemente come Bosch.

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Nato nei Paesi Bassi nel 1450, Heronymus divenne in breve tempo un pittore di riferimento per l’iconografia medievale.

Mentre in Italia, grazie agli influssi dell’Umanesimo, vinceva la supremazia dell’intelletto sopra ogni cosa, nell’Europa centro-settentrionale gli accenti erano posti su quell’aspetto trascendentale che Bosch riportava con ironia nelle sue tele. Molti suoi quadri ricordano gli scenari stregoneschi del Sabba, tra colori tipici del periodo e dell’area geografica in cui viveva. Nel 1486 circa, il suo nome venne inserito tra i membri dell’Associazione maschile e femminile per i laici ed ecclesiastici, Nostra Diletta Signora. Due anni dopo, inserito tra i notabili della confraternita, ci rimarrà fino al 1516, anno della sua morte.

Per definirlo con le parole usate dal fiammingo Karol Van Mander nel testo "Libro della pittura” scritto nel 1604, “come molti pittori antichi, (Bosch) aveva l'abitudine di tracciare l'intera composizione direttamente sul sostrato bianco e di ritoccare in seguito il disegno con tratti leggeri e trasparenti di colore per gl'incarnati, ottenendo così un effetto che deve molto al sostrato”.