Capita spesso ai grandi geni di venire ignorati nelle loro scoperte. Lo stesso Mendel (1822-1884), abate di Brno in Moravia, avrebbe finito per abbandonare gli studi che tanto lo avevano entusiasmato nel giardino del suo monastero. Ma il "caso" ha voluto decidere per lui e ha fatto sì che passasse alla storia come il padre indiscusso della genetica.

La sua storia inizia incrociando per anni piante di piselli fino ad arrivare a scoprire le leggi che regolano la trasmissione dei caratteri ereditari.

Mendel ha trasformato completamente il nostro modo di intendere la natura e ha gettato le fondamenta della medicina personalizzata, dell'ingegneria genetica, della terapia genica, della biologia sintetica e della genetica forense. Una strada lunga più di 150 anni e a cui è dedicata oggi la mostra "Dna. Il grande libro della vita da Mendel alla genomica" dal 10 febbraio al 18 giugno al Palazzo delle Esposizioni a Roma.

La mostra

Il percorso si apre con una prima parte di descrizione storica nella quale si ripercorrono le tappe fondamentali di questa avventura che non abbraccia esclusivamente il settore scientifico ma che offre uno sguardo ampio e aiuta così a ragionare e a porsi delle domande su chi siamo e da dove veniamo.

Vengono presentate in modo interattivo ed accattivante sia le scoperte scientifiche sia le storie umane degli scienziati protagonisti.

Proseguendo nell'allestimento della mostra, è il futuro che fa da padrone in chiave interattiva e sensoriale come la "foresta dei cromosomi", passando per la clonazione, la medicina personalizzata, l’ingegneria genetica, la biologia sintetica. Uno speciale focus è dedicato alla genetica forense e allo studio del DNA di specie estinte.

Numerosi gli exhibit interattivi appositamente ideati per il progetto i quali accompagnano reperti da tutto il mondo e dalle università italiane.

"La grande sfida - ha spiegato uno dei curatori, Fabrizio Rufo, della Sapienza di Roma - è stata quella di provare a raccontare l'invisibile, il potere di una molecola presente in ogni essere vivente".

La mostra si chiude con degli accenni alla biologia sintetica e alle tecniche più innovative in grado di modificare le nostre vite.

Ma le nostre vite sono il risultato di una lunga selezione naturale avvenuta nel contesto ecologico (e non in vitro) come meccanismo costante che porta a favorire certe forme in certi ambienti e a sfavorirne altre e diversificando solo in questo modo la vita dell’intero pianeta. Viene da chiedersi allora se queste tecniche innovative in grado di modificare le nostre vite siano sempre utilizzate nel modo giusto.

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