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No, niente video a luci rosse stile Nove settimane e mezzo e non si tratta neanche di qualche nuova mania sessuale giapponese da rubrica folli novità dal mondo. Il termine food Porn indica quella corrente sociale, o da social network, dell'ossessione per il cibo che esplode ogni istante in foto su foto di piatti e cibo - e a volte rasentano davvero il pornografico per l'alta carica di desiderio e lussuria intrinsechi nella pietanza.

Letteralmente Food Porn significa “cibo da mangiare con gli occhi” e parte dalle foto di riviste patinate e trendy cookbook straripanti di piatti goduriosi e immagini ai limiti dell'autoerotismo per l'intensa definizione data dallo stesso piacere del gusto.

Arrosti grondanti di glassa, hamburger straripanti di cheddar e salse, piatti di pasta lussuriosi e dessert stellari - o stellati - che lasciano poco all'immaginazione se non quel gusto che già appare in testa come nel palato.

Assolutamente niente da invidiare alle conigliette di Playboy.

Ma questa vena artistica indirizzata verso le foto dei piatti del ristorante non ha contagiato solo giornalisti, blogger e creativi del settore: si tratta di un'ossessione di massa che ha fatto sì che chiunque prima di inforchettare deve obbligatoriamente scattare una foto con il suo smartphone in virtù della regola social della condivisione e del mostrare. Vanità o mera pulsione d'arte? Ai posteri delle mode successive l'ardua sentenza. Per ora quel che è certo è che decisamente impossibile non imbattersi in foto al rotondo piatto su instagram o in foodlover al tavolo accanto.

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Eppure è una consuetudine ormai ben definita, basta pensare che proprio oggi compie due anni il sito Pictures of hipsters taking pictures of food, raccolta online che come il nome già spiega raccoglie foto di persone che fanno foto al cibo. Unica regola è ritrarre esclusivamente chi fotografa cibo al ristorante - bandite dunque location casalinghe.

E se qualche chef o ristoratore è scocciato dal fenomeno, si dice il peccato ma non il peccatore, ma qui la notizia è succulenta e non si può sorvolare sui casi di Alexandre Gauthier chef a la Grenouillère di La Madelaine-sous-Montreuil che non vuole foto per evitare che la pietanza si raffreddi o di David Chang che nel suo Momofuku Ko a New York ha bandito direttamente l'arma telefonica nel suo locale.

Interessante il parere dello chef italiano Andrea Berton che afferma: “non si tratta di proteggere la proprietà intellettuale, anche se bisognerebbe parlarne meglio in sedi opportune. Non vieterei mai le foto, ma il buon senso dovrebbe prevalere: ad esempio non mi sembra giusto fotografare il piatto iniziato.

Rovina l'immagine”.

Ma in fondo se si fotografa il piatto è perchè lo si apprezza - salvo il caso di haters senza senso - e la diffusione su Instagram non può che rendere omaggio all'estro culinario dello chef che ha dato vita alla pietanza.

D'altronde sarebbe ormai difficile fermare la pratica, se si pensa che su Flickr il gruppo dedicato al food porn conta circa 40mila membri e più di 600mila foto caricate, e poi c'è Pinterest ossia il fenomeno social del momento, dove le immagini food generano il 50% di condivisioni in più rispetto alle foto di moda o lifestyle proprio in virtù del fatto che la caratteristica visiva di un piatto è uno dei piaceri del menù di ogni ristorante, dato di fatto per gli chef che puntano sempre molto anche sul visual concept di ogni piatto. E il foodporn celebra proprio questo: l'orgasmo del gusto che parte dagli occhi e si insinua con fragore tra testa e sapore in un'esperienza importante e di lussuria dei sensi. A tutto tondo.