Fedarlinea, che rappresenta le Compagnie di cabotaggio marittimo, ospiterà il 21 aprile 2017 alle 16, nella sede napoletana del Molo Angioino, l'incontro dedicato alla presentazione del secondo volume della Collana "Per una nuova civiltà umanistica del sapere" intitolato "Antropologia e Società. Studi in onore di Vincenzo Spera" (edizioni Rubettino). Sarà presentata anche la rivista on line Nuovomeridionalismostudi.it che nel suo prossimo numero conterrà una sezione riguardante "Il porto di Napoli e chi vi lavora. Fedarlinea e i suoi associati". Alle iniziative partecipa il Dipartimento Innovazione e Gestione delle Risorse Pubbliche dell'Università degli Studi del Molise.

Nuovomeridionalismo.it punta sull'etnologia di Vincenzo Spera

Vincenzo Spera è stato definito un "antropologo condotto" per le sue instancabili ricerche protratte palmo a palmo prevalentemente nei territori del Sud d'Italia fra Basilicata, Puglia, Molise, Umbria, Calabria e Campania.

Lo studioso si proponeva di far emergere il "segreto" dei luoghi, racchiuso in tradizioni plurisecolari, che restava abbarbicato ai culti arborei dell'Appennino, alle feste del maggio, ai rituali dei santuari, agli ex-voto della diffusissima devozione popolare. L' approccio storico-filologico è stato particolarmente evidente nelle indagini eseguite sulle diverse versioni del Carnevale nel Mediterraneo e di sicuro interesse sono gli studi sui metodi di guarigione dalle malattie propri del popolo. Spera è stato socio fondatore dell'Aisea (Associazione Italiana Scienze Etno-Antropologiche), componente del Siam (Società di Antropologia Medica), della rete Fer Eurethno del Consiglio di Europa e della Consulta Scientifica della Fitp (Federazione Italiana Tradizioni Popolari).

Un patrimonio immateriale per guardare al futuro

I risultati delle ricerche sul campo, la raccolta dei saggi di storia religiosa, la metrica della vita rurale scandita da ritmi quotidiani precisi e con i cerimoniali propri delle feste, costituiscono un ingente patrimonio immateriale identificativo delle diverse identità territoriali.

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Intorno ad esso in Europa si è aperto un dibattito fiorente per definire i connotati della "cultural property" delle comunità locali. In quest'ambito Vincenzo Spera è stato un pioniere della concezione del patrimonio culturale come "bene comune", sinonimo di identità da ritagliare nella dimensione internazionale e nel conseguente connesso sviluppo di strategie di attrazione turistica. Cio' che non andrebbe trascurato è la "governance" dei patrimoni immateriali che non puo' prescindere dalla corretta contestualizzazione storica di ogni manifestazione culturale, dalla conservazione e valorizzazione della tradizione popolare e dal rilancio e rinforzo dell'identità culturale, anche in chiave turistica, ma ancor prima come leva intima delle rivelazioni dei territori e del dialogo fra tanti, simili microcosmi.