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Rivoluzionati gli studi degli ultimi decenni sull'origine della specie umana: il primo Homo Sapiens è apparso sulla Terra non 200mila anni fa come si pensava fino ad oggi ma ben 300-350mila anni fa. Il record è stato infranto in un noto luogo esotico e turistico del Marocco: nel sito archeologico di Jebel Irhoud, a 100 km da Marrakech, già rilevato dagli anni ’60 ma in seguito chiuso e restituito agli esperti solo a partire dal 2004. Per i ricercatori è stato ritrovato qui l'esemplare più antico di Homo sapiens.

La scoperta, pubblicata sull'autorevole rivista scientifica Nature con due ampi studi, ci ha portati a conoscere un ampio materiale fossile sia di una ventina di resti ossei sia di manufatti artigianali dell'epoca.

In tutto rilevati almeno 22 individui in strati geologici molto più antichi di quelli precedenti.

La nuova culla dell'umanità

Il nord africa prenderà il posto dell'Africa orientale? Il luogo del ritrovamento ha infatti rimesso in discussione la teoria secondo cui l'origine della specie umana sarebbe avvenuta nel corno d'Africa: il precedente record riguardava i 195mila anni di un sapiens di Omo Kibish, in Etiopia. Cambia dunque il luogo ma non il continente originario, d'altra parte si conosceva già attraverso approfonditi studi che tutti noi esseri umani proveniamo da 'mamma Africa': da lì i sapiens ci sono spostati gradualmente nel resto del mondo, in Europa intorno ai 45mila anni fa. Ciò a riprova scientifica del fatto che i flussi migratori sono un fenomeno naturale da sempre presente nella storia umana, sarebbe importante ricordarlo più spesso a tanta gente che invece di scienza si nutre di ignoranza e razzismo.

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Parlano gli esperti

Tali esemplari non avevano ancora compiuto un vero salto di specie per quanto riguarda il cranio, ancora troppo simile agli Homo più primitivi: una testa allungata e non globulare, cioè che non rotondeggia come la nostra, ha creato una vivace discussione tra gli esperti sull'effettivo valore di tale scoperta.

Stefano Benazzi, paleoantropologo dell’Università di Bologna, autore di uno dei due studi, annuncia che finalmente è stato almeno parzialmente colmato il buco di 200mila anni coi reperti di Omo Kibish. L'Istituto dove sono stati analizzati i resti è il Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology, e in questa sede il dottor Benazzi si è occupato in particolare del ritrovamento dei denti di un bambino di circa 7 anni: la loro crescita molto lenta è una caratteristica tipica di noi Sapiens: "la nostra cura parentale è più lunga delle specie che ci hanno preceduto”.

È ironico Jean-Jacques Hublin, direttore del dipartimento di evoluzione umana sempre presso lo stesso istituto “Il volto di questi primi sapiens è come quello di chi incontriamo tutti i giorni nei mezzi pubblici”, spiega.

E aggiunge divertito che è "la più bella mandibola di Homo Sapiens che abbia mai visto in Africa”

Meno entusiasta dei suoi colleghi è Giorgio Manzi, della Sapienza di Roma, che esprime qualche dubbio in merito: “nell'individuo non è stato riconosciuto il mento, inoltre la sua testa era allungata come una palla da rugby". È evidente la differenza rispetto al cranio di un classico homo sapiens più arrotondato e dove la presenza del mento è fondamentale. In realtà i crani ritrovati in Etiopia hanno una forma con un volume molto vicino agli uomini moderni: 1200 cm cubi rispetto ai nostri circa 1500. D'altra parte anche i Neanderthal, specie diffusasi in Europa parallelamente alla nostra, seguirono la stessa evoluzione: prima cambiò la forma del viso viso, poi solo in seguito il cranio.

Curiosità sui nostri antenati: cosa mangiavano?

È davvero un affascinante mistero, ma tra tanti dubbi una certezza ce l'abbiamo: l'uomo che viveva nei pressi di Marrakech si nutriva grazie alla caccia, e non soffriva nemmeno del Sahara, il cui deserto non era arido come quello attuale. Conferma questa tesi Teresa Steele, ricercatrice dell’università della California: lo deduce dalle ossa più lunghe che si fratturavano a contatto col midollo animale. Gli stessi mutamenti genetici e cerebrali dipendono da svariate cause come il genere di alimentazione, l'utilizzo del fuoco per cuocere il cibo e le tecniche di caccia per procurarselo. Questo nostro antenato cacciava gli animali con strumenti molto vicini alla nostra civiltà come selci, manici e arnesi scheggiati.

Il loro piatto preferito? La gazzella, ma anche pasti a base di istrice, tartaruga, zebra, gnu, molluschi, leprotti e perfino serpenti. Bisogna dire che i nostri 'trisavoli' avevano un menù davvero variegato.