Nella città di Norberto Bobbio, dal 23 febbraio fino al 24 giugno, sarà possibile tuffarsi nella riflessione storico-sociale del pittore espressionista Renato Guttuso.

In occasione dei cinquant’anni dal ’68 Pier Giovanni Castagnoli (già direttore della Gam – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino) e la direttrice del museo Carolyn Christov-Bakargiev hanno curato un percorso fra le opere più civili e politiche di Guttuso. Nella densa mostra [VIDEO] non sono stati tuttavia tralasciati ritratti e autoritratti, nudi, paesaggi o nature morte da cui possa affiorare la poesia profonda e magnetizzante dell’artista.

La valenza morale dell’arte

Si intitolava Avanguardie e Rivoluzione l’articolo scritto dallo stesso Guttuso sul numero di ottobre 1957 di Rinascita, storica rivista politico-culturale del Partito Comunista Italiano.

Il pittore celebrava la rivoluzione russa d’ottobre in quanto fondamento per una nuova cultura culminando con una sentenza che non lasciava spazio a dubbi: “L’arte è umanesimo e il socialismo è umanesimo”.

Guttuso, come pochi altri artisti italiani, si è impegnato con grande perseveranza nel tentativo di creare un forte legame fra impegno politico e esperienza creativa [VIDEO]. Con la convinzione che l’arte debba svolgere una precisa funzione civile, il pittore dotava i suoi quadri di un alto valore morale.

Il viaggio rivoluzionario

Raccolte da importanti musei e collezioni private, in collaborazione con gli Archivi Guttuso, le sessanta opere scelte sono state dipinte in un periodo che va dalla fine degli anni ‘30 all’inizio degli anni ’70.

Primeggiano i quadri che permettono al visitatore di riconsiderare il rapporto dinamico che s’instaura tra politica e cultura.

Un dipinto come la Fucilazione in campagna del 1938 (che trae chiaramente ispirazione dalla fucilazione di Federico Garcia Lorca) può essere assunto a manifesto della continua lotta per la libertà, mentre disegni strazianti del Gott mit uns (1944) si pongono a ferma condanna della violenza nazista.

Le note, anche stilisticamente, più distese di lavori come Marsigliese Contadina (1947) o Lotta di minatori francesi (1948), portano un poco di sollievo e un nuovo sentimento dopo i pesanti giorni della guerra finché non arrivano gli anni ’60 con testimonianze militanti quali Vietnam (1965) e Giovani innamorati (1969).

La chiusura arriva nei Funerali di Togliatti (1972), tela in cui si dipanano tutte le lotte, le speranze e gli sforzi di una vita del grande artista siciliano.