Si pensava che la legge per le Unioni Civili, approvata nel giugno 2016, avrebbe lenito la ferita che l'omofobia ha lasciato in questo paese. Invece, così non è stato. In Italia, a differenza di molti altri paesi europei, persevera un vuoto legislativo importante: manca, infatti, una legge che punisca i reati a sfondo omofobico. Le uniche armi a disposizione di chi s'impegna quotidianamente a lottare contro l'omofobia sono la cultura e l'educazione.

Che cos'è l'omofobia?

Nella lingua italiana questo termine ha due diverse accezioni: se da un lato si identifica come 'avversione nei confronti degli omosessuali', dall'altro significa 'timore ossessivo di scoprirsi omosessuali'.

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Che cos'è, dunque, l'omofobia? È l'aggressione consumata contro due giovanissimi pochi giorni fa nel quartiere Trastevere di Roma. È un padre che picchia il proprio figlio fino a ridurlo al ricovero ospedaliero, come successo poche ore fa nel torinese.

È decine e decine di aggressioni e violenze ogni settimana. Alcuni segmenti della politica continuano a chiedere una legge dedicata, che punisca i reati d'odio legati all'omofobia, ma in un momento così delicato per la politica, il grido continua a rimanere inascoltato. Intanto l'omofobia continua a serpeggiare tra le nostre città e continua a riempire le pagine dei quotidiani. C'è qualcosa, però, contro cui la politica può ben poco. L'omofobia, infatti, è anche una lenta, inesorabile e dolorosissima lotta con se stessi che, come riportano spietati casi di cronaca, può risolversi anche nel peggiore dei modi.

Come si ferma l'omofobia?

Le parole d'ordine si ripetono e si sprecano: cultura ed educazione. Se da un lato la cultura deve aiutare a superare retaggi medievali, dall'altro l'educazione deve insegnare il rispetto per l'altro, l'immedesimazione, come in ogni forma di diversità.

E niente meglio del teatro può immergere lo spettatore in una realtà diversa dalla propria, fino a dargli la sensazione di poterla vivere. E proprio quello dell'omofobia, propria e degli altri, è uno dei cardini su cui ruota "Primo Amore" di Letizia Russo. La Russo, nata nel 1980 a Roma, è un'autrice teatrale affermata, vincitrice del premio Tondelli ad appena ventun'anni con il suo testo "Tomba dei cani", che nel 2003 ha ricevuto anche il premio Ubu.

"Primo Amore" a Salerno

Letizia Russo è già stata ospitata a Salerno, dalla IV Rassegna "Out of Bounds -drammaturgie fuori confine" lo scorso marzo. "Primo Amore" torna nella città delle cento colonne, con la produzione di L.A.A.V. Officina Teatrale e la regia di Antonella Valitutti. Il monologo in versi liberi, sarà in scena il prossimo 27 aprile al Piccolo Teatro del Giullare di Salerno, con Massimiliano Marchi e il disegno luci di Licia Amarante. Violento, arrabbiato, liberatorio, "Primo Amore" mette in scena un uomo adulto che torna nella provincia soffocante e polverosa che lo aveva imprigionato da ragazzo.

Lì, tra i tavolini di un bar e i negozi chiusi il sabato pomeriggio, dove vent'anni prima aveva scoperto il suo destino omosessuale, torna a scontrarsi con demoni che pensava sbiaditi da tempo. Dopo il successo de "Lo Zoo di Vetro" [VIDEO], il L.A.A.V. Officina Teatrale chiude la stagione proprio con "Primo Amore", in scena il 27 aprile.