Quello di Massimo Pericolo è uno dei nomi più interessanti della scena Rap italiana contemporanea. Il rapper di Brebbia, classe 1992, non ha ancora raggiunto livelli di popolarità tali da poterlo considerare un attore di prima fascia nel sempre più variegato panorama del rap game italiano, ma tutto lascia presagire che il futuro musicale per l'autore di '7 miliardi' sarà ricco di soddisfazioni.

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A dirlo non sono soltanto i suoi numeri online, in continua e costante crescita, ma anche e soprattutto gli apprezzamenti di colleghi illustri – Salmo lo ha addirittura definito il suo rapper italiano preferito – oltre che la stima dimostrata da quasi tutti i magazine ed i canali di informazione influenti in ambito rap, arrivata spesso e volentieri prima di quella di buona parte del pubblico.

Massimo Pericolo, quello di cui il rap italiano aveva bisogno

Un pubblico non facile, quello prettamente rap – che solo in parte coincide con quello mediamente più giovane e mainstream della trap made in Italy che spesso domina le classifiche – che Alessandro Vanetti, questo il vero nome di Massimo Pericolo, sta conquistando in primis con le sue doti tecniche, proponendo un rap che finalmente rimette al centro del discorso la scrittura, l'alta densità di rime ed una metrica quadrata ed ineccepibile, ma anche e soprattutto perché queste doti tecniche servono sempre a veicolare messaggi, concetti mai banali, ed un vissuto reale e fuori dal comune, raccontato in maniera onesta e trasparente che rappresenta, implicitamente, anche una denuncia sociale.

Massimo Pericolo, all'anagrafe Alessandro Vanetti.
Massimo Pericolo, all'anagrafe Alessandro Vanetti.

Nell'ultimo periodo, grazie soprattutto ai top producer che hanno deciso di seguirlo, l'autore di 'Miss' sembra aver trovato la quadra anche dal punto di vista dell'immaginario sonoro, forse l'unico punto debole delle sue produzioni artistiche fino a qualche mese fa.

Questa sera, allo scoccare della mezzanotte, sarà fuori 'Scialla Semper', il suo primo vero e proprio progetto discografico ufficiale. Un disco attesissimo da fan, critica, detrattori – che ovviamente non mancano, come sempre in abito rap – e curiosi di ogni sorta, il cui titolo è lo stesso del nome dell'inchiesta giudiziaria che nel 2014 portò all'arresto del rapper, assieme ad altre 30 persone, con l'accusa di spaccio, che lo costrinse ad una pena di due anni, scontati tra carcere ed arresti domiciliari.

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Massimo Pericolo: "Tanti pezzi dell'album sono stati scritti nel periodo in cui stavo dentro"

In una recente intervista concessa a Fanpage.it, Massimo Pericolo ha raccontato la sua musica e se stesso, svelando al mondo di aver scritto buona parte del disco proprio agli arresti domiciliari, mentre finiva di scontare la sua condanna, queste le sue parole:

"Tanti pezzi dell'album sono stati scritti proprio nel periodo in cui stavo dentro, ai domiciliari più che altro.

Perché quando sei in carcere hai quello sconforto che non ti permette d trovare l'ispirazione. Poi ai domiciliari ho trovato un po' più di calma".

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