Ludovico Fremont si racconta in un'intervista esclusiva per Blasting News in occasione del suo debutto al Teatro Martinitt di Milano. Oltre a presentare 'Per favore non uccidete Cenerentola' il giovane attore racconta parte di sé svelando alcune sue sfaccettature ed opinioni poche conosciute.

Ludovico Fremont: l'intervista

Lo spettacolo teatrale 'Per favore non uccidete Cenerentola' è di Riccardo Mazzocchi e con la regia di Roberto Marafante. Con te sul palco, in ordine di apparizione, anche Valeria Monetti, Sebastiano Colla, Susanna Laurenti, Enrico Torzillo.

Raccontaci di più, o meglio, come presenteresti tu stesso questo spettacolo?

"Molto semplicemente è un inno all'amore e alla diversità. Questo secondo me è il modo migliore per poter presentare 'Per favore non uccidete Cenerentola".

Sul sito del Teatro Martinitt di Milano, che sta appunto ospitando lo spettacolo, c'è scritto 'un invito a cercare di racimolare quanta più felicità possibile'. Tu come cerchi di farlo lavorativamente o personalmente ogni giorno?

"Già la risposta è nella domanda che mi fai perché io sono felice, la mia felicità la raccolgo facendo il mio lavoro e facendo le cose che mi piacciono, quindi il mio lavoro è qualcosa che mi piace quindi questo mi arreca molta felicità.

Nella vita di tutti i giorni fondamentalmente cerco di godermi i momenti, il più possibile e per godere i momenti intendo che cerco di carpire le sensazioni che mi circondano. Questo per spiegare che sono una persona che ama la natura, che ama stare all'aria aperta, ama gli sport, ama leggere un libro, ama prendersi quei momenti che lo arricchiscono e che lo fanno stare bene".

Perché dovremmo tutti venire a teatro a vedere 'Per favore non uccidete Cenerentola'?

"Il primo motivo è perché ci sono io (ride). No scherzo, a parte il sottoscritto siamo un bel gruppo, lo spettacolo è particolare perché parla di una tragedia con una chiave di commedia e si riesce a sorridere ma anche a ridere e la cosa più interessante è che si esce riflettendo un pochettino su quello che si è visto. Glauco, il mio personaggio, è un padre di due figli a cui si sta per risfasciare, risfaldare una sicurezza che è durata per 12 anni, dopo la morte appunto della moglie e i figli se ne stanno per andare.

Quindi lui ha paura di restare da solo, perché come spesso succede da soli si comincia a pensare e pensare può portare a, come dire, mettere in moto alcuni meccanismi che non sempre sono facili neanche per un adulto. 'Per favore non uccidete Cenerentola', come stavo dicendo prima, è un inno alla gioia, un inno all'amore, alla felicità appunto. Sebastiano Colla interpreta il mio migliore amico immaginario, mia moglie e cioè Valeria Monetti interpreta una donna che è morta 12 anni prima, quindi è un fantasma e gli unici personaggi realmente reali, tutti gli altri vivono nella testa di Glauco, sono solo i miei figli.

Sono l'unico rapporto che ho con la realtà mentre tutto il resto è nella mia testa, quindi già questo è particolare, fa ridere insomma, un uomo che sul palco cerca di scacciare i propri fantasmi che in un certo modo lo perseguitano".

Quindi qual'è la scena, la battuta o il dettaglio che assolutamente gli spettatori non devono perdersi. Devono stare attaccati alla poltrona e aspettare che cosa più di tutto?

"Il monologo finale".

Cenerentola può essere considerata non solo come una persona fisica o una persona nella tua mente, quindi un ricordo, potrebbe essere anche un sentimento, un'emozione, un desiderio.

Come deve essere o com'è la tua Cenerentola ora, come la identifichi?

"Si, noi siamo abituati a ricordarci Cenerentola come un personaggio di una fiaba e di un cartone animato e Cenerentola è quella parte più di noi nascosta, quella parte che tendiamo a relegare in un posticino perché a volte può diventare anche fastidiosa, per gli altri soprattutto. Sono i nostri desideri, i nostri sogni, le nostre ambizioni, sono quello che noi vorremmo realmente. Io la mia Cenerentola la nutro quotidianamente quando posso ma penso che in realtà dovrebbe essere fatto anche dagli altri, perché chi di noi in realtà non vuole cercare di essere sereno e felice?".

Nei tuoi ruoli precedenti, ne hai fatti tanti nella tua carriera attoriale e molto diversi, quali lati di Ludovico persona e non personaggio sono emersi?

"Ho avuto la fortuna di lavorare parecchio, ho avuto la fortuna di lavorare con delle persone importanti a teatro, Cinema e anche in televisione e ogni volta che mi avvicino a un ruolo porto inevitabilmente qualcosa di me stesso e del mio vissuto. Tutti i personaggi che ho interpretato ad oggi e tra cui quelli che mi hanno dato più popolarità e più affetto dal pubblico, che nell'ordine sono Walter ne 'I Cesaroni', Emilio in 'Che Dio ci aiuti', ma anche Piero Berni in 'Natale a Rio' o anche Vincenzo Di Giovanni in 'L'affondamento del Laconia' che è stato trasmesso più volte su Mediaset.

Sono tutti personaggi che in qualche modo sono entrati nell'affetto delle persone, perché spesso mi piace interpretare dei ruoli un po' particolari, difficili e non nascondo che mi piace interpretare anche quelli considerati, tra virgolette, perdenti che vengono considerati tali di primo acchito ma in realtà non lo sono; perché chi di noi nella vita non ha mai perso, chi non ha mai avuto problemi e ha cercato di trovare un modo per risolvere le proprie sconfitte e andare avanti. Mi piace tutto quello che appartiene alla vera natura dell'essere umano cioè quella di affrontare le tematiche quotidiane e che spesso non sono così semplici come magari in una fiction o in uno spettacolo o in un film in realtà si tende a sviluppare.

Quindi riuscire a stare ed entrare nell'affetto delle persone con i personaggi che ho fatto per me è molto importante e ne sono molto felice. Anche a distanza di anni mi fermano per dirmi che a questo ruolo si erano affezionati, che quest'altro era stato fatto molto bene e quindi per tornare alla domanda i ruoli che ho interpretato ad oggi sono sempre stati molto vicini alle problematiche delle persone e continuerò a farlo perché credo che sia l'unico motivo per poter essere sempre nel cuore e nell'affetto delle persone".

In 'Per favore non uccidete Cenerentola' quale parte di te vedremo?

"Beh sicuramente la parte più simile a quella di padre, un giovane padre, ma anche, come dire, al fatto che porto tramite le parole di Riccardo Mazzocchi qualcosa che accomuna tutti noi, in questo caso tutti i padri e quindi a volte la difficoltà di poter essere d'aiuto anche ai figli e cercare di trovare quelle parole giuste che spesso uno non riesce mai a trovare e che è ancora più difficile quando i figli crescono.

In questo modo, anzi potrebbe essere per me un aiuto per affrontare eventualmente un'adolescenza avanzata di mia figlia".

Hai indubbiamente alle spalle anni di studio e una gavetta degna di nota e eterogenea. Ma qual'è l'insegnamento o l'esercizio a livello accademico che ancora oggi ti è rimasto più impresso e ti è utile nelle varie esperienze lavorative?

"Una parola sola: l'ascolto, la recitazione è ascolto. In generale, lo è sempre, come quando noi parliamo, io parlo se qualcuno mi fa una domanda e quindi vuol dire che ho ascoltato quello che mi ha detto altrimenti si risponde, come dire, una cosa che non c'entra niente.

Quindi quello che sembra una stupidaggine, che sembra la cosa delle più semplice del mondo, ma c'era una volta qualcuno che mi diceva 'non sempre le cose che sembrano facili sono semplici', quindi l'ascolto, come nella vita, come nella recitazione soprattutto è la cosa più importante. Io non potrò mai dare, tra virgolette, un giusto sentimento a una domanda se effettivamente non ho ascoltato quella domanda e nella recitazione c'è questo, questo passaggio energie e tutto è dovuto dall'ascolto. Un piccolo aneddoto, una settimana fa mentre eravamo io e Sebastiano Colla c'è stato un piccolo problemino e cioè c'è stato un cambio di battuta talmente repentino che se io avessi dovuto seguire la memoria mia avrei risposto una cosa che non c'entrava quindi ho ascoltato, ho notato che c'era qualcosa che non andava, tra attori ci capiamo e ho risposto nella maniera più affine alla sua domanda per poi riprendere il filo del discorso che era appunto la memoria del testo.

Però come appunto sto dicendo l'insegnamento migliore è quello dell'ascolto e per farlo bisogna studiare, nel senso che bisogna rendersi pienamente conto che la recitazione non è solo e del tutto improvvisazione ma per poter improvvisare, per poter fare alcune cose bisogna avere molta tecnica, bisogna essere talmente tecnici da potersi permettere il lusso di fare altro, è come dire costruire una casa senza le fondamenta, che sono la cosa più magari invisibile ma senza quella il palazzo o la casa crollerebbe."

E quindi c'è stato un insegnante che più di tutto ti ha dato qualcosa, qualcosa di molto importante e che ha segnato ovviamente in positivo la tua formazione artistica e magari anche personale?

"Sono sicuro che la mia risposta non darebbe fastidio a nessuno delle persone che ho avuto vicino perché ogni persona ha avuto l'importanza di dedicarmi e di regalarmi qualcosa . Ogni maestro, ogni collega ogni artista che ho incontrato mi ha lasciato qualcosina e quel qualcosina me lo sono messo all'interno del mio bagaglio e ad ogni evenienza è lì pronto quando mi serve".

Viviamo purtroppo in un periodo dove, negli ambiti più disparati, il messaggio che passa è che tutti possono fare tutto ma senza studiare, senza applicarsi e senza umiltà. Qual'è il consiglio che senti di dare a chi seriamente vuole fare l'attore o avvicinarsi alla recitazione?

"La mia risposta non credo che sia legata esclusivamente a chi voglia intraprendere questa carriera o questo lavoro ed esce qui tutta la mia vera natura.

Non bisogna credere spesso a quello che ci viene detto e con questo intendo che bisogna ascoltare e l'ascolto non solo nella recitazione ma anche nella vita serve e non dobbiamo farci abbindolare dalle cose che ci dicono. Lo fanno proprio perché così solo in pochi possono emergere, è vero che la vita non ci regala niente e dobbiamo conquistarcelo, conquistare vuol dire lottare, lottare vuol dire stare lì, non arrendersi e per non arrendersi a volte si può cambiare percorso, bisogna vedere qual'è il nostro obiettivo, qual'è l'obiettivo che una persona si prefissa. Tendo a non incasellare troppo le cose perché ho imparato purtroppo, anche solo avendo 37 anni, che incasellare significa precludersi degli eventi, delle novità, delle situazioni. Quindi per ripetere ascolto e soprattutto tenacia, queste sono le cose che fondamentalmente servono nella vita di tutti i giorni.

Ora ti sottoponiamo una domanda a piacere, puoi dirci ancora qualcosa del tuo spettacolo, fare un augurio o salutarci a modo tuo.

"Provo a fare tutte e tre le cose. Vi aspetto intanto fino al 15 di dicembre al Teatro Martinitt di Milano con 'Per favore non uccidete Cenerentola'. Poi sarò in Puglia a fare un altro spettacolo con Elisa Barucchieri che si chiama 'Shakespeare in dream', quindi venitemi a vedere perché sarà uno spettacolo molto bello. Poi auguro a tutti un Buon Natale e vi chiedo io qualche consiglio per fare qualche regalo perché a volte quando si arriva troppo vicino a Natale non so più cosa devo fare e ho paura di ripetere dei regali che ho fatto gli anni precedenti. Magari vi faccio io una domanda su cosa sarebbe forse più utile regalare quest'anno, oltre all'affetto, che è fondamentale".

Di seguito la video intervista in esclusiva e integrale realizzata a Ludovico Fremont.

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