Nel cuore di Napoli, tra le austere sale del Museo Filangieri, in Via Duomo 288, Venerdì 09 Maggio 2025 dalle 18 alle 22 si apre These Fragments I Have Shored Against My Ruins, la nuova mostra di Santiago Cucullu, realizzata in collaborazione con la Galleria Umberto Di Marino. Un progetto culturale che, più che una semplice esposizione, si configura come un attraversamento emotivo e intellettuale del tempo, un incontro tra storie divergenti che il medium ceramico riesce a riconciliare senza mai appiattire.

Il frammento come difesa e racconto

Il titolo, tratto da un verso di T.S.

Eliot, è la chiave d'accesso ideale: frammenti raccolti a difesa delle proprie rovine, vestigia di un passato che non vuole cedere all'oblio ma che nemmeno si concede all'illusione della completezza. La pratica ceramica di Cucullu, iniziata nel 2018 con la mostra The New Old Days, è cresciuta nel segno di una costante tensione tra casualità e ricostruzione.

L'artista argentino-americano intercetta episodi minimi, dettagli urbani, frammenti di sottoculture disparati e li trasfigura in oggetti che trattengono l'impronta del tempo e dello spazio, senza mai davvero chiuderli in una narrazione lineare.

Imprevedibilità come forza creativa

La ceramica, per Cucullu, è un terreno instabile, dove il fallimento tecnico — una rottura, una cottura sbagliata — si trasforma in elemento generativo.

Ogni pezzo non è mai soltanto l'esito di un processo, ma il residuo di una storia personale che si offre al visitatore come esperienza immediata e soggettiva.

La fruizione delle opere al Museo Filangieri si traduce così in una partecipazione attiva: non si osservano oggetti finiti, ma si incontrano memorie che richiedono di essere continuamente ricostruite.

Porcellane regali e nuovi sguardi

In dialogo con queste ceramiche vibranti e imperfette, le porcellane della collezione del Museo Filangieri si stagliano come monumenti di un'altra epoca, icone di un ideale di perfezione formale e di continuità sociale. Nate nelle manifatture di Meissen e della Real Fabbrica di Capodimonte, queste opere incarnano l'ideale settecentesco di stabilità e ordine, raccontando un quotidiano sublimato in scene idilliache e mitologiche, come per molte delle opere ritrovate a Pompei.

Eppure, accostate al lavoro di Cucullu, anche queste porcellane sembrano perdere la loro compattezza, rivelandosi anch'esse come frammenti, testimoni di un passato che, pur nell'apparente compiutezza, è soggetto alla reinterpretazione.

Una riflessione sulla fragilità del racconto

La mostra non mette semplicemente a confronto due estetiche diverse, ma invita a ripensare il rapporto stesso tra tempo e forma. Le porcellane di Capodimonte, con la loro superba tecnica, e le ceramiche di Cucullu, cariche di errori e imprevedibilità, coesistono come due modalità di resistenza al naufragio del senso.

Nessuna è più "vera" dell'altra; entrambe testimoniano, in modi divergenti, la fragilità delle narrazioni su cui costruiamo la nostra identità storica e personale.

These Fragments I Have Shored Against My Ruins al Museo Filangieri non è, dunque, una semplice mostra di ceramiche. È un'esperienza di attraversamento emotivo e concettuale, un invito a riconoscere nei frammenti — siano essi rottami di cultura popolare o raffinati manufatti settecenteschi — la materia viva del nostro modo di essere nel mondo. Un inno sommesso alla discontinuità, alla fragilità e alla potenza inesauribile della memoria che si rigenera ogni volta che la guardiamo con occhi nuovi.

Un artista tra continenti e linguaggi

Santiago Cucullu, forte di una carriera internazionale che lo ha visto esporre in istituzioni prestigiose come il Museum of Contemporary Art di San Diego, il Whitney Museum di New York e il Walker Art Center di Minneapolis, si conferma con questo progetto un artista capace di parlare a più livelli.

La sua collaborazione pluriennale con la Galleria Umberto Di Marino trova qui una delle sue espressioni più mature, riuscendo a radicare un discorso globale in un contesto specifico come quello napoletano, senza perdere la tensione universale che attraversa tutta la sua opera.

Il Museo Filangieri come spazio di dialogo

Il Museo Filangieri, che ospita la mostra, custodisce una delle più importanti collezioni di arti applicate della città. Celebre per le sue porcellane di Capodimonte e della Real Fabbrica Ferdinandea, testimonia l'eccellenza dell'artigianato partenopeo del Settecento, nato con l'ambizione di superare i modelli europei contemporanei.

Nella suggestiva Sala Agata, dedicata alla madre del principe Filangieri, spicca una raffinata selezione di ceramiche che raccontano la storia di una produzione artistica capace di fondere perfezione tecnica ed eleganza narrativa.