Un prezioso arazzo quattrocentesco è tornato a Venezia, sull’Isola di San Giorgio Maggiore, sede della Fondazione Giorgio Cini. Si tratta del manufatto intitolato “L’entrata in Palestina dell’esercito di Vespasiano”, appartenente alla Collezione Cini, che ha ripreso il suo posto il 27 febbraio 2026. L’opera è stata restaurata da Open Care – Servizi per l’Arte di Milano e sottoposta a un’analisi digitale con la prima acquisizione in 3D ad alta risoluzione mai realizzata su un tessile di tale importanza. L’intervento è stato presentato nella stessa giornata a Venezia.
Di manifattura franco‑fiamminga, realizzato con trama di lana e seta su modello del maestro di Coëtivy, l’arazzo è databile tra il 1470 e il 1480. Le sue dimensioni sono considerevoli: quattro virgola trenta metri per tre virgola novantotto metri. L’opera era giunta a Venezia nel 1967 grazie a un donativo del diplomatico Leonardo Vitetti a Vittorio Cini, insieme ad altri due manufatti antichi: il complementare “Assedio di Gerusalemme” e una “Scena storica o biblica”. La scena rappresentata non è completa: costituisce solo la metà destra di un grande arazzo, mentre la parte sinistra, raffigurante “Nerone che invia Vespasiano e Tito in Palestina”, è conservata al Musée des Arts Décoratifs di Lione.
L’acquisizione digitale ha permesso una preziosa documentazione dello stato conservativo e ha supportato il restauro. “Permette di osservare la superficie dell’arazzo da una nuova prospettiva, svelando aspetti sconosciuti o difficilmente comparabili, riguardo sia la struttura tessile che il colore — ha spiegato Renata Codello, segretaria generale della Fondazione Cini —. Esplorando e ingrandendo il retro dell’arazzo è possibile sciogliere alcuni dei dubbi che gli studiosi si sono posti in passato relativamente ad alcune integrazioni realizzate nel corso di precedenti interventi di consolidamento.” L’arazzo è stato inoltre esposto a Roma in occasione della mostra conclusiva del programma Restituzioni 2025 promosso da Intesa Sanpaolo in collaborazione con il ministero della Cultura.
Il contesto di San Giorgio Maggiore e della Collezione Cini
L’Isola di San Giorgio Maggiore ospita la Fondazione Giorgio Cini, istituzione culturale di rilievo internazionale dedita alla conservazione, allo studio e alla valorizzazione del patrimonio artistico e archivistico. L’arazzo, collocato in questo contesto, arricchisce ulteriormente la collezione tessile conservata, testimoniando la rilevanza della Collezione Cini come patrimonio lagunare di rinomanza internazionale.
La Collezione Cini, unitamente al complesso monumentale che la custodisce, rappresenta un punto di riferimento per la cultura veneziana e italiana. Il ritorno dell’arazzo rafforza il ruolo della Fondazione come centro di conservazione e restituzione di opere di grande valore, anche grazie a tecniche all’avanguardia come la digitalizzazione 3D e l’analisi al retro, che consentono un dialogo diretto con studiosi e pubblico.
Il valore storico‑artistico e la tradizione degli arazzi franco‑fiamminghi
Gli arazzi franco‑fiamminghi del Quattrocento sono annoverati tra i capolavori del tessuto medievale europeo, celebri per la loro ricchezza tecnica e narrativa. Spesso raffigurano scene storiche o bibliche con grande dettaglio e vengono realizzati in lana e seta, come nel caso dell’opera qui restaurata.
In particolare, la narrazione di episodi dell’antichità, come la spedizione di Vespasiano in Palestina, era un tema diffuso nei cicli tessili fiamminghi, che tramandavano storie con precisione e stile. Il restauro e la digitalizzazione di questo arazzo, progettato su modello coëtivy, permettono una nuova fruizione e studio, inserendo l’opera nel più ampio panorama della produzione tessile europea del tempo.
Questo si collega anche a cicli dedicati a Vespasiano e Tito presenti nel Museo degli arazzi fiamminghi di Marsala, che narrano eventi della conquista di Gerusalemme.
Il ritorno dell’arazzo a Venezia diventa così un’occasione per approfondire non solo un’opera straordinaria, ma anche il contesto storico‑artistico in cui è nata e il ruolo della Fondazione Cini come custode di memoria e innovazione.