Il 23 febbraio 2026, alle ore ventidue, andrà in onda su Sky Crime (e in streaming su Now) il docufilm “L’uomo che sapeva tutto”. Prodotto da Ballandi e diretto da Francesco Di Giorgio per Hearst Networks Italia, il film narra la duplice vita di Federico Umberto D’Amato: capo dell’Ufficio Affari Riservati del Ministero dell’Interno e raffinato uomo di gastronomia.

Il giornalista enogastronomico Edoardo Raspelli lo descrive in modo lacerante: “La cosa che trovo più sconvolgente e straziante è che con me parlava di tagliatelle e di agnolotti e intanto organizzava, pensava a una strage”.

Il docufilm ricostruisce la carriera ministeriale di D’Amato, dal suo misterioso avvio fino alla morte, affrontando anche la sua passione per la cucina, essendo stato tra i fondatori della Guida dei Ristoranti d’Italia de L’Espresso.

Raspelli ricorda il loro primo incontro nel 1978: “Io per la Guida avevo la responsabilità con i miei collaboratori di Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia e Sardegna. Tutto il resto lo faceva Federico Umberto D’Amato”. Pur avendo mangiato insieme solo un paio di volte, la loro conoscenza era superficiale, ma emergeva la percezione di un uomo di potere, serio e autorevole nel campo della ristorazione. Tuttavia, un episodio segnò il loro rapporto: Raspelli racconta che, dopo qualche anno dalla nascita della Guida, avendo abbassato il voto a un famoso ristorante, il suo pezzo fu sostituito nel libro.

Dopo aver inviato una lettera a Carlo Caracciolo, non gli fu rinnovato il contratto. Successivamente, Raspelli scoprì che sia Angelo Paracucchi che Federico Umberto D’Amato facevano parte della loggia P2.

Il ritratto pubblico e privato di D’Amato

Federico Umberto D’Amato fu capo dell’Ufficio Affari Riservati del Ministero dell’Interno, una figura chiave nella gestione dei dossier, dei segreti e del potere durante gli anni più oscuri della Repubblica italiana. Il docufilm offre un ritratto intenso di un uomo che incrociava la dimensione istituzionale con quella privata dell’enogastronomia, tracciando una biografia sfaccettata tra servizio segreto e raffinata cultura del gusto.

Tra le testimonianze raccolte per il film figurano quelle dello storico Giacomo Pacini, dei critici enogastronomici Enzo Vizzari e Giuseppe Paolo Scotto di Castelbianco, del giornalista Paolo Morando, della storica Giovanna Tosatti, dell’avvocato Gabriele Fuga, del magistrato Nicola Proto e dell’ex collaboratore Claudio Gallo.

Un doppio volto tra potere e cucina

Il docufilm scandaglia la vita di un personaggio complesso, capace di oscillare tra i segreti di Stato e il piacere della buona tavola. D’Amato non era solo un burocrate ombroso, ma anche un innovatore nel campo dell’enogastronomia, una passione che condivideva con colleghi come Raspelli e Gault. Il film promette un approfondimento che unisce cronaca politica, memoria storica e gastronomia, nel segno di una narrazione capace di raccontare la memoria più nascosta della prima Repubblica e di svelare chi era un uomo che sapeva tutto.