Si è chiusa la prima notte del Festival di Sanremo 2026, con tutti gli artisti in gara passati sul palco e una sensazione chiara: la scrittura (spesso cantautorale) è tornata a comandare, tra brani intimi, atmosfere scure e poche concessioni alla leggerezza. Rispetto ai pre-ascolti qualche voto si è spostato, ma le conferme sono numerose: spiccano Fulminacci, Tredici Pietro, Eddie Brock, Maria Antonietta & Colombre, Nayt, Sayf, Ermal Meta e Samurai Jay. A votare nella serata d’esordio è stata la Sala Stampa, che ha indicato una cinquina provvisoria con Arisa, Fulminacci, Serena Brancale, Ditonellapiaga e Fedez & Masini.

I migliori: cantautorato e intensità

Fulminacci – “Stupida Sfortuna” (9) Rientra al Festival con una canzone che sembra scritta per restare: ritmo, ironia, immagini nitide e un’interpretazione che cresce strofa dopo strofa. È la prova più completa della serata: moderna, personale, credibile.

Samurai Jay – “Ossessione” (8+) Porta energia e un racconto pieno di dettagli, con un’attitudine da performer vero. Non è solo impatto: il testo lavora, ha visione, e la resa sul palco lo conferma tra i nomi da tenere d’occhio.

Ermal Meta – “Stella Stellina” (8/9) Filastrocca solo in apparenza: sotto c’è una preghiera laica che apre spazi emotivi e si fa memoria collettiva. Interpretazione solida, intensa, mai forzata.

Serena Brancale – “Qui con me” (8) Una ballad dedicata alla madre scomparsa, costruita su delicatezza e verità. È uno di quei pezzi che non cercano l’effetto: arrivano e basta.

Sayf – “Tu mi piaci tanto” (8) Diretto, tenero, con una voce che accarezza e un sorriso disarmante. Un’esibizione pulita e centrata: il tipo di sorpresa che un Festival “lungo” può trasformare in favorita.

Le conferme e i solidi

Ditonellapiaga – “Che fastidio!” (7) Apre la gara con stile e personalità. Parte un filo tesa, poi scioglie il nodo e trova empatia col ritmo del brano: nel complesso, una partenza convincente.

Maria Antonietta & Colombre – “La felicità e basta” (8) Un racconto condiviso che suona autentico e fiero.

La loro forza è l’assenza di artifici: l’emozione è il centro, e si sente.

Nayt – “Prima che” (7/8) Un testo che gioca con destino e scelte, con un’interpretazione controllata e credibile. Non tutto esplode subito, ma lascia traccia.

Tredici Pietro – “Uomo che cade” (8) Motivazionale senza diventare retorico. Ha grinta, presenza scenica e un messaggio chiaro: cadere non è fallire, è ripartire.

Dargen D’Amico – “Ai ai” (7) Ironico e pungente: mette l’IA e il Paese davanti allo specchio senza giri di parole. Un’operazione coerente con il suo stile, che divide ma non passa inosservata.

In equilibrio: buone idee, resa altalenante

Mara Sattei – “Le cose che non sai di me” (7) Elegante, eterea, con un pop fiabesco e una bella atmosfera.

Più suggestione che esplosione, ma funziona.

Levante – “Sei tu” (7/8) Anatomia di un amore e interpretazione combattiva. In un palco spesso “scuro”, lei porta luce e tensione emotiva.

Francesco Renga – “Il meglio di me” (7) Introspettivo e convincente, con una scrittura più terrena. Non rivoluziona, ma tiene il palco con mestiere.

LDA & Aka7even – “Poesie clandestine” (7) Si difendono bene: buona intesa e un’idea di “clandestinità” che aggiunge fascino alla performance.

I più deboli: quando l’effetto non basta

Elettra Lamborghini – “Voilà” (5) Il concept scenico c’è, ma non decolla quanto dovrebbe. L’esibizione resta più immagine che sostanza.

Leo Gassmann – “Naturale” (5) Tema sentimentale, ma con pochi scarti emotivi: scorre senza inciampi, però senza lasciare un vero segno.

Tommaso Paradiso – “I romantici” (5/6) Qualche immagine riuscita, ma l’insieme non prende quota: il romanticismo qui sembra più raccontato che vissuto.

La cinquina della Sala Stampa: chi parte davanti

Il primo verdetto della serata arriva dalla Sala Stampa, che mette in evidenza cinque nomi: Arisa, Fulminacci, Serena Brancale, Ditonellapiaga, Fedez & Masini. Un mix di voci forti, scrittura e personalità, che fotografa l’andamento di una serata dove l’interpretazione ha contato tanto quanto la canzone.