L’Accademia Nazionale di Santa Cecilia presenta, l’11 marzo alle ore 20.30 nell’Auditorium Parco della Musica – Sala Santa Cecilia, il recital del pianista islandese Víkingur Ólafsson. L’artista, recentemente insignito del Grammy 2025 per l’incisione delle Variazioni Goldberg, torna a Roma con il progetto "Opus 109", diventato un caso discografico e concertistico. Il programma è incentrato sull’ascolto della Sonata n. 30 op. 109 di Beethoven.

Il programma non si limita a una mera successione di brani, ma si configura come un dialogo tra linee di discendenza musicale.

Intreccia opere di tre grandi autori: Johann Sebastian Bach, presente con il Preludio in mi maggiore BWV 854 e la Partita n. 6; Franz Schubert, con i primi due movimenti della Sonata D 566; e Ludwig van Beethoven, che offre prima la Sonata op. 90 e infine la conclusiva op. 109. Il recital testimonia l’evoluzione espressiva del pianoforte e ripercorre l’impatto formale e spirituale di Bach su Beethoven, in particolare tramite la grande intensità dell’Op. 109.

Un progetto diffuso in tournée e acclamato dalla critica

Questo programma, già presentato nelle maggiori sale europee e nordamericane, conferma il profilo di Ólafsson come artista di culto, insignito della Medaglia d’Oro della Royal Philharmonic Society e del titolo di Artista dell’Anno da Gramophone.

Il concerto romano si inserisce in una più ampia stagione cameristica dell’Accademia, offrendo un’esperienza live che restituisce la limpidezza tecnica e la modernità interpretativa che caratterizzano la lettura di Ólafsson. Il dialogo cronologico e musicale tra i brani rende il recital un ponte tra epoche e linguaggi interpretativi.

Contesto storico-artistico e profilo dell’artista

Víkingur Ólafsson (Reykjavík, 14 febbraio 1984) è un pianista islandese di fama internazionale, le cui collaborazioni includono le principali orchestre del mondo e la discografia con Deutsche Grammophon. Il suo progetto "Opus 109" – album uscito nel novembre 2025 – è concepito come un viaggio musicale che pone al centro la Sonata op.

109 di Beethoven, intrecciandola con brani di Bach e Schubert per creare un dialogo attraverso i secoli.

Il progetto discografico ha ottenuto apprezzamenti dalla critica per la sua struttura illuminante ed emozionante, e per la capacità di mettere in luce le radici polifoniche del linguaggio beethoveniano. Ólafsson stesso interpreta l’Op. 109 come un omaggio alle Variazioni Goldberg: "Bach fu la bussola nel viaggio di Beethoven verso l’ignoto", afferma. Il programma ha inoltre fatto parte di una tournée europea e nordamericana, anticipata dall’uscita dell’album che ha consolidato la sua reputazione di interprete innovativo, capace di tessere continuità tra storia e contemporaneità.