Il Parco Archeologico di Pompei ha completato un monitoraggio digitale approfondito dell'intero sito, avvalendosi di droni, satelliti, robot e sistemi di intelligenza artificiale. Questo progetto innovativo ha permesso di raccogliere e classificare lo stato conservativo di circa 1.200 unità catastali, tra case e botteghe, per un totale di oltre 13.000 ambienti risalenti a duemila anni fa. I risultati di questa vasta indagine sono stati sintetizzati in più di 70.000 schede, che catalogano le diverse tipologie di rischio e i livelli di degrado. Tale schedatura rappresenta ora una base fondamentale per la manutenzione programmata e la conservazione futura dell'antica città vesuviana.

Al centro dell'operazione vi è un sistema informatico sviluppato su misura per Pompei, frutto della collaborazione tra il Dipartimento di Ingegneria Civile dell'Università di Salerno e la società Visivalab. Grazie a una web app customizzata, squadre di architetti, ingegneri, restauratori e archeologi hanno potuto monitorare direttamente sul campo, per oltre otto mesi, tutti gli elementi costruttivi: dalle pavimentazioni alle coperture, dagli intonaci agli apparati decorativi e agli arredi. Ogni danno rilevato è stato mappato secondo tipologia, estensione e gravità, con i dati strutturati in sistemi cartografici digitali supportati dall'intelligenza artificiale. Il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel, ha sottolineato che questo lavoro fornisce “priorità sugli interventi”, permettendo decisioni tempestive e alleviando “l'ansia quotidiana” derivante dalla mancanza di una fotografia aggiornata della situazione.

Un modello per la gestione del patrimonio archeologico

Il completamento di questo “check-up” rappresenta un nuovo paradigma per la gestione dei siti archeologici complessi. Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha riconosciuto il valore del progetto, definendo il risultato ottenuto a Pompei come “paradigma di archeologia pubblica e di una via tutta italiana, moderna e avanguardistica, alla gestione del patrimonio”. La sistematizzazione digitale e la schedatura completa degli ambienti consentono ora una manutenzione programmata su base triennale, superando una delle maggiori criticità del passato. In precedenza, la conservazione dell'antica città aveva sofferto perdite significative, come preziosi muri e affreschi documentati nel Settecento e nell'Ottocento, e crolli, tra cui quello della Schola Armaturarum nel 2010, evento che diede origine al Grande Progetto Pompei, finanziato dallo Stato italiano e dall'Unione Europea.

Una peculiarità di questa nuova piattaforma è la capacità di segnalare in tempo reale situazioni di rischio, per elemento e gravità. Ciò permette di adattare costantemente la strategia di conservazione, rendendo sostenibile, anche sotto il profilo degli investimenti pubblici, la tutela di un sito di grande estensione e complessità come Pompei.

Dalla "scatola nera" alla gestione informatizzata

Per decenni, la mancanza di una conoscenza aggiornata e omogenea dello stato di conservazione degli ambienti pompeiani ha rappresentato un ostacolo significativo. Il crollo della Schola Armaturarum nel 2010 ha segnato una svolta, portando al lancio del Grande Progetto Pompei, un programma di “salvataggio” volto a invertire la tendenza di degrado causata dalla mancanza di manutenzione sistematica.

Il nuovo check-up ad alta tecnologia si inserisce in questa scia, realizzando un'idea a lungo perseguita dall'archeologo Andrea Carandini. Carandini ha espresso la sua gioia, affermando: “Solo Zuchtriegel lo ha finalmente trasformato in compiuta realtà, per cui esulto di gioia. C’è voluto del tempo, ma i rivoluzionari hanno il difetto di essere frettolosi. Le cose, per essere fatte bene, avanzano lentamente”.

Attualmente, Gabriel Zuchtriegel ha rassicurato che, nonostante alcune criticità, la situazione generale del sito non è allarmante. Ha dichiarato: “La situazione richiede interventi ma non è così drammatica come l’inconscio del non sapere mi faceva temere. Ci sono delle criticità ma grazie agli ultimi finanziamenti siamo in grado di affrontare in modo sostanziale queste problematiche”.

Grazie a questi strumenti digitali e alla collaborazione tra enti pubblici e privati, la tutela del sito pompeiano si dirige verso una sostenibilità a lungo termine, basata su dati precisi, aggiornati e condivisi tra tutte le figure professionali coinvolte nella gestione e salvaguardia del patrimonio.