Lo scrittore Emmanuel Carrère ha presentato il suo romanzo “Kolchoz” (Adelphi) il 15 maggio 2026 al Salone del Libro di Torino. Ha affrontato la questione della presenza russa alla Biennale Arte di Venezia, pur senza esprimere un'opinione definita. Ha però sottolineato l'importanza di una netta distinzione tra chi sostiene il regime di Putin e chi lo combatte. Carrère ha riferito che amici ucraini giudicano insensato appoggiare i cosiddetti “russi buoni”, poiché non percepiscono la gravità del conflitto.
Nel libro, l'autore esprime profondo turbamento per la Russia contemporanea, distante dal Paese amato in passato.
“Kolchoz” affronta la dolorosa scomparsa della madre, la storica Hélène Carrère d’Encausse. Il rapporto con lei ha contribuito a un’infanzia felice. Il libro sarà presentato anche a Roma, il 28 maggio, a Palazzo Grazioli.
La Russia tra storia familiare e geopolitica
Nel romanzo, Carrère intreccia la sua storia familiare con quella europea, concentrandosi sugli ultimi giorni di vita della madre, segretaria perpetua dell’Académie française. Il testo esplora il legame tra memoria privata e grandi eventi politici, includendo le considerazioni della madre su Vladimir Putin. Hélène Carrère d’Encausse riconosceva in Putin una brusca brutalità, ma al contempo la capacità di mantenere il controllo del Paese.
L'autore stesso rievoca la sua delusione per l'evoluzione della Russia. Carrère narra il suo profondo legame con la storia russa attraverso viaggi a Mosca, ricordi d’infanzia e l'influenza formativa della madre. La sua scomparsa non rappresenta solo un lutto personale, ma simboleggia la chiusura di un significativo capitolo storico e culturale che ha unito la famiglia Carrère alle vicende europee e russe del Novecento e del nuovo millennio.
Un’opera che dialoga con il presente
Con le presentazioni a Torino e a Roma, “Kolchoz” interroga identità e memoria, ponendo questioni personali e pubbliche. Il romanzo giunge in un momento di dibattito sulle relazioni culturali con la Russia post-aggressione in Ucraina e sulla partecipazione russa a eventi artistici internazionali.
Dalle dichiarazioni di Carrère emerge la necessità di sostenere chi combatte Putin e di evitare generalizzazioni sulle identità nazionali, cogliendo le differenze tra chi appoggia il regime e chi vi si oppone. Le riflessioni arricchiscono il dibattito europeo, evidenziando il ruolo della letteratura nell'interpretare la storia recente e la funzione degli intellettuali nei conflitti contemporanei. Le presentazioni di “Kolchoz” offrono spunti sulla complessità dei sentimenti legati alla Russia, tra memoria familiare e trasformazioni storiche e politiche attuali.