Mentre al Teatro Cavour di Imperia si stanno svolgendo le prove aperte dell’“Aiace” di Sofocle diretto da Sergio Maifredi, Giorgio Ieranò, coinvolto nell’allestimento come consulente artistico, interviene sulle polemiche nate online tra Stati Uniti e Italia dopo l’uscita del trailer di “Odissea”, il nuovo e attesissimo film di Christopher Nolan.

“Qualcuno si lamenta perché Ulisse parla con accento americano e nel film si usa la parola "papà" (daddy) - ha detto Ieranò -. Cose indegne della sublime poesia omerica, si dice. Certo, la lingua di Omero è poetica, artificiale, a volte quasi astratta.

Ma se si prova a replicarla in un film il rischio è di risultare ancora più comici che a far parlare gli attori con accento americano. Semmai - prosegue il professore, traduttore di Eschilo ed Euripide e autore di saggi dedicati ai testi omerici - , volendo essere puristi, uno dovrebbe fare il film in greco antico, come vagheggiava Pasolini per Medea.

Del resto c'è pure chi ha fatto film recitati in latino arcaico o, come Mel Gibson, in aramaico. Ma se un regista vuole dare vita ai suoi personaggi e calarli in situazioni quotidiane, va benissimo usare una lingua colloquiale. Pensare che gli antichi greci parlassero sempre in modo aulico è come credere che gli egizi camminassero sempre di profilo.

Peraltro quello dell’Odissea è spesso un mondo di colloqui intimi, di atmosfere domestiche e di relazioni familiari”.

E ancora: “Telemaco usava la parola "papà"? No, non la usava neppure mio padre per parlare con il suo. Però chi si atteggia a vestale della purezza ignora una cosa: che la parola "papà" (pappa), nell’Odissea, c’è e la usa Nausicaa nel VI canto, rivolgendosi a suo padre Alcinoo. Meglio non esagerare con lo zelo classicistico. I greci a cui pretendiamo di essere fedeli spesso sono greci finti, che ci siamo costruiti noi. Che poi, come dice Nolan, i poemi omerici fossero i fumetti Marvel dell’epoca mi pare più che altro una trovata pubblicitaria. Semmai direi che Stan Lee, il geniale inventore dei supereroi Marvel, è stato un Omero dei nostri tempi”.

L'Odissea tra antichità e cultura pop: un dialogo in evoluzione

Il dibattito sulla rappresentazione dei miti fondativi della cultura occidentale si intreccia inevitabilmente con le moderne scelte narrative. La presenza di espressioni percepite come anacronistiche, come il “Let’s go!” pronunciato da Ulisse nel trailer, ha alimentato ulteriori contestazioni. Tuttavia, ciò dimostra anche come le opere classiche continuino a essere un terreno fertile per la sperimentazione linguistica e culturale. L'intervento di Ieranò invita a riflettere sulla vitalità del mito omerico, che si manifesta anche attraverso le sue interpretazioni contemporanee, ricordando come l'Odissea stessa contenga elementi di familiarità linguistica che oggi possono sorprendere il pubblico.

L'episodio si inserisce nel contesto della programmazione culturale del Teatro Cavour di Imperia, noto per la promozione del teatro classico e il coinvolgimento di esperti come Ieranò. La sua riflessione stimola una discussione sul valore della mediazione linguistica e culturale nell'adattamento di capolavori antichi ai canoni narrativi e stilistici attuali. La scelta del film di Nolan, insieme al parallelo tra Omero e la cultura pop, offre l'occasione per esplorare come l'epica greca possa continuare a interagire con un vasto pubblico.