Gli attori Benedict Cumberbatch, Alan Cumming e Benedict Wong hanno lanciato un appello congiunto al governo del Regno Unito, chiedendo di bloccare la proposta di fusione da 110 miliardi di dollari tra Paramount e Warner Bros. Discovery. Attraverso un editoriale pubblicato sul Guardian, i tre artisti hanno espresso serie preoccupazioni riguardo alle potenziali ripercussioni negative che tale operazione potrebbe avere sull'industria audiovisiva britannica, con particolare riferimento ai posti di lavoro delle troupe cinematografiche e televisive, al finanziamento del cinema indipendente e all'aumento della concentrazione mediatica.

Nel loro intervento, Cumberbatch, Cumming e Wong hanno sottolineato la loro profonda responsabilità verso il pubblico britannico: “Come attori e figure pubbliche che hanno passato la loro carriera nelle arti in Gran Bretagna – lavorando con troupe britanniche, su palchi e set britannici – abbiamo una responsabilità verso il pubblico che sostiene, apprezza e consuma l’arte che creiamo.” Hanno poi esortato le autorità a intervenire con decisione per proteggere il settore: “Il Regno Unito è minacciato da una fusione mediatica che danneggerebbe i nostri lavoratori, la nostra cultura e il pubblico – ma possiamo fermarla.”

Le ragioni dell'opposizione e il contesto internazionale

L'opposizione degli attori si fonda su argomentazioni concrete e su precedenti internazionali.

Essi ricordano che ben dodici Stati americani, guidati dalla California, hanno già intrapreso un'azione legale presso il tribunale federale degli Stati Uniti per ostacolare l'operazione. Secondo le loro motivazioni, la fusione potrebbe portare a un aumento dei prezzi per i consumatori, a una riduzione del numero di film prodotti e a un generale peggioramento della qualità dei contenuti disponibili. Parallelamente, viene menzionato come l'Unione Europea abbia già concesso il proprio assenso alla fusione, sebbene con l'imposizione di specifiche condizioni volte a salvaguardare la concorrenza nel mercato.

Gli attori hanno anche evidenziato come precedenti fusioni di questa portata abbiano già avuto conseguenze tangibili per i professionisti del settore e per il pubblico.

“Ogni fusione di questo tipo restringe il canale attraverso cui le storie possono raggiungere il pubblico,” hanno affermato. Hanno poi specificato che ciò si traduce in “licenziamenti, produzioni cancellate, meno film commissionati e meno rischi assunti,” delineando un quadro di impoverimento creativo e occupazionale.

L'impatto economico e culturale nel Regno Unito

L'editoriale ha messo in luce l'importanza cruciale dell'industria cinematografica e televisiva britannica per l'economia nazionale. I dati citati da Cumberbatch, Cumming e Wong rivelano che il settore ha supportato oltre 180.000 posti di lavoro nell'ultimo anno, generato una spesa per la produzione di 6,8 miliardi di sterline e contribuito con circa 12 miliardi di sterline all'anno al valore dell'economia del Regno Unito.

Viene così sottolineato il rischio concreto di una perdita significativa di diversità culturale e di opportunità lavorative per migliaia di famiglie e comunità locali, qualora la fusione dovesse limitare il numero di produzioni e il finanziamento a nuove opere indipendenti.

Il trio ha espresso apprezzamento per la ministra della Cultura, Media e Sport, Lisa Nandy, che si è detta “minded to intervene”, ma ha insistito sulla necessità di un'azione più incisiva. “Nandy ha aperto la porta all’intervento. Deve attraversarla, per il bene di tutti coloro che fanno televisione e film nel Regno Unito – e di tutti coloro che li guardano,” hanno concluso gli attori. Hanno ribadito l'urgenza di difendere l'interesse pubblico e di bloccare la fusione per proteggere l'industria e la cultura britannica da una eccessiva concentrazione di potere mediatico.