Con un'apertura energica affidata a 'Message in a bottle' e una chiusura intima e carica di emozione con 'Fragile', Sting ha incantato l'Arena Santa Giuliana, inaugurando l'edizione 2026 di Umbria Jazz. La platea, stracolma, ha accolto la prima data italiana del suo acclamato tour mondiale, un evento che ha ribadito lo storico legame tra il cantautore britannico e il festival perugino. Dal palco, l'artista ha espresso la sua soddisfazione: “Siamo felici di essere qua per la terza volta”.

Questo concerto ha idealmente completato un percorso iniziato nel 1987, anno del suo debutto a Umbria Jazz con il leggendario arrangiatore Gil Evans e la sua orchestra, in un'esibizione memorabile che attrasse 25.000 spettatori.

Un altro ritorno si era già verificato nel 2012 con il tour 'Back to Bass'. Questa volta, Sting si è presentato con il power trio Sting 3.0, composto dal chitarrista Dominic Miller e dal batterista Chris Maas, offrendo un sound essenziale e affilato. L'artista ha saputo coinvolgere un pubblico transgenerazionale, dai nostalgici dei Police ai giovani curiosi di ammirare una leggenda vivente con oltre 100 milioni di dischi venduti e 17 Grammy Award.

Un viaggio musicale tra passato e presente

La scaletta della serata, sapientemente calibrata, ha proposto venti brani, unendo il graffio rock dei Police con gemme come 'Every Little Thing She Does Is Magic', 'Wrapped Around Your Finger' e 'Driven to Tears', ai passaggi più sofisticati della sua produzione solista.

Tra questi, l'intensità del recente singolo 'I Wrote Your Name (Upon My Heart)', l'ironia pop di 'Englishman in New York', la dolcezza acustica di 'Fields of Gold' e l’ipnotico crescendo etnico di 'Desert Rose'. Non sono mancati brani dal lirismo denso come 'If I Ever Lose My Faith in You', 'Never Coming Home', 'Mad About You', 'A Thousand Years', 'Shape of My Heart', 'You Still Touch Me' e 'Brand New Day'.

Il finale del set regolare ha visto l'adrenalina salire al massimo con 'Can’t Stand Losing You', dove Sting ha scaldato la platea gridando per tre volte consecutive “Umbria Jazz!”. Il ritmo in levare di 'So Lonely' e l'abbraccio corale di 'Every Breath You Take' hanno preceduto i bis. Qui, dopo una particolare versione di 'Roxanne', il musicista ha compiuto una scelta intima: ha lasciato il basso elettrico per imbracciare la chitarra acustica, intonando la celeberrima 'Fragile', quasi un omaggio a quel 1987 (anno di pubblicazione del brano) tanto caro pure ad Umbria Jazz.

Il saluto finale alla notte perugina è stato affidato alle parole: “Umbria Jazz grazie, arrivederci”.

L'impronta di Sting e il prestigio di Umbria Jazz

L'esibizione, durata circa due ore, ha dimostrato la capacità di Sting di dominare la scena con immutato slancio artistico anche a 74 anni. Questo ha rafforzato il suo storico legame con Perugia e con un festival che si conferma tra i principali appuntamenti italiani ed europei dedicati alla musica dal vivo. Umbria Jazz, nel corso degli anni, ha ospitato grandi protagonisti internazionali, assumendo un ruolo centrale nella promozione della cultura musicale e nel consolidare il profilo artistico del capoluogo umbro, vero crocevia di grandi eventi.

La scelta di presentare il progetto Sting 3.0, con i suoi arrangiamenti essenziali e un sound che richiamava lo spirito originario dei Police, ha permesso al pubblico di apprezzare la continuità e la ricchezza di un repertorio che continua a generare entusiasmo in ogni generazione. Le molteplici presenze di Sting, dal 1987 a oggi, hanno significativamente contribuito ad accrescere il prestigio e la visibilità di Umbria Jazz, consolidando la posizione di Perugia al centro della scena musicale internazionale.