Trent’anni dopo il viaggio che segnò profondamente la storia del Consorzio Suonatori Indipendenti (CSI) e ispirò l’album “Tabula Rasa Elettrificata”, Massimo Zamboni e Giovanni Lindo Ferretti sono tornati in Mongolia. Il 4 luglio 2026, il Playtime Festival di Ulan Bator ha accolto i due artisti, inaugurando un percorso artistico che si estenderà fino al 2027, con il ricongiungimento dell’intera formazione nella capitale mongola.
Il ritorno, come raccontato da Zamboni, è stato un “richiamo, una chiamata”, non uno “sforzo di volontà”. La Mongolia, spiega, è un luogo che si assorbe e trasforma chi la vive, rappresentando una “bellissima chiusura di cerchio”.
In questa prima tappa, Ferretti e Zamboni sono stati affiancati dal collettivo elettronico bolognese Lostatobrado, che ha curato nuovi arrangiamenti per il repertorio CSI e CCCP. Brani come “Brace”, “A tratti” e “Unità di produzione” sono stati scelti per dialogare con la potenza evocata da queste terre.
Giovanni Lindo Ferretti, figlio di pastori, ha evidenziato come la Mongolia sia “uno degli ultimi luoghi in cui sopravvive una civiltà capace di parlare all’uomo contemporaneo”. Ha osservato con affetto, ma senza nostalgia, i profondi cambiamenti del Paese. Ogni performance, secondo Ferretti, si trasforma in una “cerimonia”, restituendo a poesia e musica un ruolo collettivo e arcaico, mirato a superare il presente.
Il progetto “CSI Mongolia” e il documentario “In viaggio”
Il nuovo viaggio di Ferretti e Zamboni è il “primo capitolo di un progetto destinato a proseguire”: la band ha inaugurato “CSI Mongolia”, un programma artistico e umano biennale che culminerà nel 2027 con un concerto a Ulan Bator. L’iniziativa si lega all’esperienza del 1996, quando la Mongolia ispirò “Tabula Rasa Elettrificata”, album chiave per la scena musicale alternativa italiana, nato dopo il rinvio del tour di “Linea Gotica”.
L’appuntamento mongolo è stato reso possibile dall’invito del Playtime Festival, tra i principali eventi musicali asiatici. Questa fase segna anche l’inizio delle riprese di “In viaggio”, un documentario diretto da Davide Ferrario e prodotto da Damocle, che racconterà l’esperienza tra Italia e Asia.
Oltre agli impegni a Ulan Bator, la band si esibirà nell’auditorium dell’Istituto Italiano di Cultura di Pechino, con il supporto dell’Istituto. Il progetto “CSI Mongolia” è nato da un’iniziativa della società Mad.e, attiva nel settore delle energie rinnovabili tramite il Progetto Sound, in collaborazione con l’Associazione TriploSound, il Playtime Festival e il sostegno di ATER Fondazione.
Riflessioni, futuro e il tour italiano
Il concerto conclusivo del 2027 a Ulan Bator è concepito come evento simbolico di chiusura del cerchio. Ferretti ha offerto una riflessione sulla trasformazione della Mongolia, un Paese “passato da un alto Medioevo magico‑materico al socialismo scientifico realizzato”.
Questa storia, ha evidenziato, offre potenti spunti per “ripensare la Cina”, seconda tappa del viaggio dei due artisti.
Riguardo al futuro musicale della band, Ferretti ha espresso l’idea che la musica non possa mai essere data per scontata: “Un film lo devi musicalizzare. Quando cominci a lavorare alla musica è inutile sapere in anticipo cosa succederà”. Zamboni ha moderato l’entusiasmo per un nuovo album collettivo: “Costruire un disco di canzoni è un’altra cosa”. Tuttavia, entrambi non hanno escluso che dalle nuove collaborazioni possano nascere sviluppi imprevisti.
Parallelamente agli impegni internazionali, i CSI proseguono il loro tour italiano, con Simone Filippi alla batteria e Lostatobrado in apertura per tutte le date, eccetto la prima delle due serate a Marzabotto.
Dopo il sold out del 28 agosto a Marzabotto, il calendario prevede: 29 agosto sempre a Marzabotto, 31 agosto a Villafranca, 2 settembre a Fasano, 8 settembre ad Alba e 12 settembre a Catania. Le parole di Zamboni riassumono il senso di una storia in continua evoluzione: “I temi che abbiamo toccato non sono quelli della piccola contemporaneità, non si consumano nell’anno in cui è stato pubblicato un album”, mentre Ferretti ha aggiunto che “la poesia permette una quantità infinita di interpretazioni”. Il progetto mongolo e il nuovo documentario rappresentano, ancora una volta, una frontiera di esplorazione per una delle band cardine del rock alternativo italiano.