Francesco Guccini ha lasciato la sua ultima testimonianza letteraria attraverso il libro 'Calde le pere', opera a cui lavorò fino al 23 luglio scorso, affiancato dall'editor Paolo Iacuzzi. Il volume, la cui pubblicazione postuma è prevista per settembre a cura di Giunti, è considerato un vero e proprio testamento spirituale dell'autore, un'eredità preziosa per i suoi lettori.

Il valore del linguaggio e il legame con Pavana

Nelle pagine del suo racconto, Guccini rese omaggio a Pavana, evocando con poetica immaginazione la brezza che, dalla sorgente del Reno sull'Appennino pistoiese, attraversa boschi e prati.

L'autore scelse di nominare erbe, fiori e frutti utilizzando i termini pavanesi, già presenti nelle sue precedenti opere 'Cronache epafàniche' e 'Tralummescuro'. Sottolineò l'importanza di questa scelta, affermando che "le parole sono importanti e il loro suono è quello con cui abbiamo imparato ad amare le cose". Guccini ribadì l'essenzialità di "conservare le parole del dialetto, salvare tutti quei nomi", evidenziando il profondo legame con le sue radici linguistiche e culturali.

Struttura narrativa e ispirazioni

L'idea per 'Calde le pere' nacque da un brogliaccio suggerito da un amico di Guccini, che ne aveva tratto anche uno spettacolo di cabaret. Due storie in particolare affascinarono l'autore: quella di una ragazza in bicicletta e quella di una fanciulla illibata che rimase incinta facendo il bagno nel Reno.

Guccini ricordò come Casalecchio sul Reno fosse, tra gli anni Trenta e Cinquanta, una rinomata meta balneare, frequentata da oltre diecimila persone al giorno durante l'estate. A testimonianza di ciò, venivano stampate cartoline che ritraevano la chiusa sul Reno, la quale creava un ampio e popolare bacino balneabile.

Il libro si apre proprio con la figura della ragazza in bicicletta, che si rivela essere una figura speculare a quella della maîtresse che, nel finale della narrazione, assume i panni di una ginecologa ante litteram. Guccini espresse la sua predilezione per le narrazioni che scaturivano da un evento scatenante o dall'irruzione di un deus ex machina, quasi un colpo di teatro. Come in altri suoi romanzi, anche questa opera fu suddivisa in quadri, ciascuno arricchito da un titolo e una didascalia ironica, un approccio stilistico ispirato ad alcuni dei suoi autori più amati, tra cui Sterne e Jerome.

Il Reno: fiume della vita e della memoria

Il fiume Reno, protagonista ricorrente in molte delle sue canzoni, rappresentò per Guccini il "fiume della sua vita". In 'Calde le pere', l'autore rifletté sulle vicende epiche del Reno, interrogandosi sull'eventuale esistenza di una "marineria" legata a questo corso d'acqua. Immaginò sé stesso disteso lungo il fiume, con la testa tra i prati di Pavana, i piedi protesi verso Modena e Bologna, e le braccia ad abbracciare i boschi circostanti, un'immagine che simboleggiava il suo profondo e indissolubile legame con il territorio e la sua storia.