L’intolleranza al lattosio, zucchero presente esclusivamente nel latte dei mammiferi, è l’argomento attualmente più discusso in ambito nutrizionistico, poiché ne risulta essere affetto il 70% della popolazione adulta. Alcuni descrivono sintomi gastrointestinali (dolore e/o rigonfiamento addominale, flatulenza o costipazione, diarrea e vomito), altri non intestinali (mal di testa, riduzione della memoria, dolori muscoloscheletrici, disordini del ritmo cardiaco, secchezza nelle membrane delle mucose, depressione, ulcere nella mucosa orale e altre reazioni allergiche concomitanti).

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I dati pubblicati sulla rivista Food and Function dai ricercatori del Dipartimento di Nutrizione e Bromatologia, Universidad Complutense de Madrid (Spagna) nel luglio 2018, sostengono che il lattosio non digerito viene fermentato nel colon da batteri intestinali che producono idrogeno e anidride carbonica con conseguente flatulenza; alterazione della flora batterica intestinale (disbiosi) che induce la comparsa di problemi gastrointestinali e non solo.

L'intolleranza al lattosio si supera con la scelta di derivati del latte allo 0.01% di lattosio.
L'intolleranza al lattosio si supera con la scelta di derivati del latte allo 0.01% di lattosio.

Chi è intollerante al lattosio dovrebbe evitare l’assunzione di questo zucchero mediante alcune accortezze: scegliere derivati del latte con al massimo lo 0.01% di lattosio, considerati dall’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) come alimenti privi di lattosio; o, in alternativa, bevande vegetali a base di soia, avena, riso o mandorle arricchite da vitamina D e calcio; compresse contenenti l’enzima lattasi prima dei pasti per digerire il lattosio; probiotici (microrganismi vivi) che migliorano la flora batterica intestinale alterata dal lattosio.

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Deficienza primaria e secondaria di lattasi

La deficienza primaria di lattasi o ipolattasia dell’adulto è la forma più frequente, progressiva e permanente nella diminuzione dell’attività enzimatica; normalmente compare già tra i 5 e i 7 anni di età. Quella secondaria si manifesta a causa di malattie immunitarie come morbo celiaco e di Chron, oppure per malnutrizione o infezioni che danneggiano l’intestino tenue.

L’enzima lattasi necessario alla digestione del lattosio si trova sulla superficie apicale dei microvilli del duodeno; raggiunge la massima quantità alla nascita, poi inizia a diminuire dai primi mesi di vita fino a ridursi al 10% di quella iniziale e rimane tale per tutta la vita.

Prodotti senza lattosio

Nello studio pubblicato dai ricercatori spagnoli è stato riportato che il lattosio, sei volte meno dolce dello zucchero (saccarosio), può essere rimosso dagli alimenti in due modi. Nel latte mediante idrolisi con enzima lattasi ricavato dal lievito Kluyveromyces lactis, oppure nel formaggio utilizzando enzimi prodotti dai funghi Aspergillus oryzae e Aspergillus niger.

Il consumo giornaliero di latte e derivati viene fortemente raccomandato dalla WHO/FAO per la presenza di proteine ad alto valore biologico, come caseina e lattoalbumina, vitamine A, D, riboflavina e calcio.

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Questi dovrebbero essere, tuttavia, delattosati, ossia trattati con lattasi per ridurre il lattosio. Nella scelta degli alimenti è opportuno selezionare quelli privi di lattosio, poiché anche carni processate (salumi, wurstel), margarina, cereali e pasti pronti utilizzano molto spesso il lattosio come conservante.

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