Questi giorni un team di ricercatori finlandesi ha pubblicato i risultati di una ricerca comparativa tra dieta Nordica e dieta Mediterranea arrivando alla conclusione che la prima offre una maggiore prevenzione su alcune disabilità tipiche della terza età. Sempre nella prevenzione, altri vantaggi erano stati individuati da ricercatori tedeschi, in un lavoro pubblicato questa estate su BMC Medicina.

Dieta e disabilità fisica

Che la dieta mediterranea faccia bene è universalmente riconosciuto. Dalle comunità scientifiche e da tutti i consumatori nel mondo.

Tuttavia la scienza è una materia che non può vivere di certezze ma ha bisogno di continue conferme. Quindi ben vengano studi su altri modelli dietetici.

Nei Paesi del Nord Europa molti abitanti seguono una dieta cosiddetta “nordica”. A fine ottobre, sulla rivista Journal of the American Medical Directors Association, un gruppo di ricercatori finlandesi, primo autore M.M. Perälä, ha pubblicato i risultati di uno studio su un campione di 962 volontari, arruolati tra il 2001 e il 2004, quando avevano mediamente 61,6 anni e in buone condizioni fisiche, e seguiti per 10 anni, fino al 2011-2013. Ognuno ha compilato regolarmente un questionario dove relazionava sulle sue condizioni di salute. In particolare sulla capacità di essere autosufficiente e di badare a se stessi.

La ricerca è stata condotta in vari atenei e ospedali della Finlandia, e lo studio è stato coordinato da esperti dell’Istituto di Salute Pubblica e Welfare di Helsinki.

I volontari avevano abitudini alimentari differenti per questo sono stati suddivisi in due gruppi, da una parte coloro che seguivano una “dieta mediterranea” e dall'altra coloro che seguivano una “dieta nordica”. In 10 anni di osservazione, 94 partecipanti (9,8%) hanno sviluppato delle limitazioni della mobilità e 45 (4,7%) hanno sviluppato difficoltà nell'autosufficienza. Complessivamente, i ricercatori hanno evidenziato che coloro che seguivano una dieta scandinava o nordica, avevano una minore incidenza nella disabilità fisica ed erano più autosufficienti.

Vantaggi non solo sui livelli di colesterolo

Una dieta povera di zuccheri ma ricca di pesce e prodotti tipici di un clima freddo, è associata a bassi livelli di colesterolo ed in grado di favorire il dimagrimento. Entrambe le diete, mediterranea e nordica, prediligono frutta e verdura freschi e stagionali, cereali e pesce, tutti alimenti del territorio. Più raramente, carni bianche rispetto a quella rossa, uova e formaggi. Le differenze tra i due regimi dietetici vanno quindi ricercati nelle differenti condizioni climatiche dei territori.

Nella dieta dei vichinghi le verdure sono quelle che crescono nei climi più freddi (es. cavoli e cavoletti di Bruxelles), il pesce è quello tipico dei mari freddi (es.

salmone, aringhe, stoccafisso), la carne è quella selvaggina mentre la frutta è ben rappresentata dai frutti di bosco e mirtilli. A questi si aggiungono molti cereali integrali, frutta secca, bacche, erbe e zuccheri naturali come miele e sciroppo d’acero. E’ del tutto evidente che gli stessi alimenti sono presenti anche nella dieta mediterranea ma è nella quotidianità che si registra la differenza.

Nella dieta mediterranea il consumo di cereali integrali è poco presente, spesso gli italiani preferiscono pasta e riso mentre il pane, contrariamente alla tradizione e alle linee guida più salutari dell'alimentazione mediterranea, è un alimento sempre più raffinato e meno presente.

Questa estate uno studio analogo è stato pubblicato su BMC Medicina da alcuni ricercatori tedeschi, primo autore Cecilia Galbete.

Nel periodo 1994-1998, gli autori avevano reclutato 27.548 partecipanti e li avevano monitorati nel tempo associando la loro dieta all'incidenza delle principale malattie croniche (es. diabete tipo 2) o eventi cardiovascolari (infarto del miocardio, ictus), fino ai tumori.

Nel periodo di follow-up di 10,6 anni, sono stati identificati 1376 casi di diabete, 312 casi di infarto, 321 casi di ictus e 1618 casi di cancro. Dal confronto tra il gruppo che seguiva una dieta “nordica” e quello che seguiva una dieta “mediterranea”, i primi aveva fatto registrare una minore incidenza di infarto nella popolazione generale e di ictus negli uomini. Mentre la dieta mediterranea è stata associata ad una minore incidenza dei casi di diabete tipo 2 nella popolazione in generale e di infarto del miocardio nelle donne.