Una sera a teatro dopo il lockdown. È l'iniziativa messa a punto dall'Assessorato comunale alla Cultura di Rovigo in collaborazione con Arteven e Fabbrica dello Zucchero per la serata dell'1 agosto nell'area fieristica del Censer. A essere portato in scena è stato l'esilarante e sorprendente "Ma tu sei felice?" siglato dalla regia di Claudio Bisio che è anche protagonista dello spettacolo insieme a Gigio Alberti. Il duetto comico è risultato ammiccante e poderoso in una specie di volo a planare delle parole che stende descrizioni ipertrofiche e indulgenti su difetti, egoismi, debolezze, paure che circondano le relazioni umane.

Si è trattato di un contraltare ben riuscito a "I Fratelli Karamazov" di Dostoevskji che era nel cartellone teatrale rodigino dello scorso 27 marzo con l'interpretazione di Pierfrancesco Favino e Stefano Accorsi, evento annullato a causa dell'emergenza sanitaria. Gli intarsi attoriali si moltiplicano dato che "Ma tu sei felice?" è nato come mini serie web proprio nel periodo dell' "Io resto a casa" e si è spostato sul palco per il ritrovo di tutti dal vivo, attori e spettatori inizialmente followers di Youtube.

Baccomo come Carneade

"Ma tu sei felice?" è un libro scritto da Federico Baccomo, avvocato e blogger milanese, autore di un altro testo intitolato "Studio illegale" dal quale è stato tratto l'omonimo film di Umberto Carteni con Fabio Volo.

Un profilo di tutto rispetto quello di Baccomo che, forse, si potrebbe affabilmente porre in equazione con la notorietà nel panorama filosofico del Carneade manzoniano. "Vincenzo e Saverio", i personaggi impersonati da Bisio e Alberti, detestano però sia i riferimenti culturali troppo scontati che quelli troppo aulici.

Giocano nell'effluvio dei dialoghi, s'interrogano qualche volta perfino sulle figure retoriche, e parlano per ore ininterrottamente seduti al tavolino di un bar.

Si raccontano le loro vite di ultracinquantenni benestanti che hanno tutto ciò che si potrebbe desiderare e anche di più. Sembrano simultaneamente plasmati e divorati dalla zona di comfort delle loro esistenze fra denaro, fisco, lavoro, mogli e tradimenti, maschilismo e intenerimento amoroso, educazione dei figli, scuola e salute.

Non manca qualche tocco di allegro cinismo e i due piloti del palcoscenico conducono lo scherzo sul loro paradosso di attori prendendo le distanze dai personaggi dei quali asseriscono di assumere le poco encomiabili caratteristiche solo per esigenze di copione.

In due senza fare da spalla

Il duo comico non sgomita, non prevarica con le battute palleggiandole in un rimbalzo paritario. Non c'è quello che fa da "spalla" all'altro perché a delinearsi nel primo piano del racconto è l'amicizia, la complicità, la confidenza senza reticenze e l'accettazione reciproca. Alle varie gag il pubblico numeroso ha risposto con applausi molto divertiti ma il finale della storia è una catapulta inaspettata. I due amiconi epicurei sono soli al tavolino del bar, non passa mai nessuno, nemmeno un cameriere, e si accorgono di ripetere il loro discorso dall'inizio alla fine come in un disco che finisce e riprende...eternamente.

Dove si trovano esattamente? Ricordano di essere stati falciati da uno spaventoso incidente e non stanno descrivendo amenamente il brulicare dell'esperienza del mondo: misteriosamente avvinghiati, sono scoppiati nel contrappasso del loro bisogno di vita e di felicità.

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