Nel 2026 la maternità continua a essere uno spartiacque netto nelle vite lavorative delle donne italiane. Secondo l’XI rapporto Le Equilibriste di Save the Children, appena il 58,2% delle madri con figli in età prescolare risulta occupato . Un dato che fotografa un peggioramento diffuso in tutte le regioni e che conferma un problema strutturale: diventare madri in Italia significa ancora oggi affrontare una penalizzazione del 33% su occupazione, salari e carriera, con effetti duraturi nel tempo.

Un divario che nasce nelle case, non nel mercato del lavoro

Il rapporto evidenzia come la maternità si traduca in un equilibrio fragile tra lavoro e carico di cura: carriere che rallentano, difficoltà nel rientro, rinunce forzate. Le donne senza figli lavorano al 68,7%, ma la quota scende al 63,2% tra le madri con figli minorenni e precipita al 58,2% tra quelle con figli piccoli .

Il quadro è ancora più netto se confrontato con gli uomini: la paternità aumenta l’occupazione maschile fino al 92,8%, mentre la maternità la riduce. Una forbice che non ha equivalenti in Europa.

Il Mezzogiorno resta il punto più critico

Le disuguaglianze territoriali restano profonde. Nel Nord e nel Centro Italia l’occupazione delle madri supera il 70%, mentre nel Mezzogiorno resta sotto il 46%.

Negli ultimi dieci anni oltre 200 mila giovani donne under 35 hanno lasciato il Sud per cercare condizioni migliori altrove, aggravando il declino demografico delle regioni meridionali .

Cosa fanno gli altri Paesi europei

Paesi come Francia, Germania, Spagna e i Paesi nordici hanno introdotto:

  • servizi educativi 0–6 capillari e accessibili

  • congedi parentali equi e condivisi

  • incentivi alla partecipazione dei padri

  • lavoro flessibile garantito per legge

Il punto comune è chiaro: lo Stato si fa carico di una parte della cura, riducendo il peso sulle donne e favorendo l’occupazione femminile.

Una maternità sempre più tardiva e sempre più fragile

L’età media al parto è salita a 32,7 anni, mentre le madri under 30 sono ormai una minoranza esigua. Quasi una donna su quattro tra i 25 e i 34 anni dichiara di non avere condizioni lavorative adeguate per avere un figlio.