I temi affrontati nel rapporto hanno, come ormai accade da tempo, toccato il capitolo delle politiche di austerità che i governi hanno messo in atto per frenare il debito. Le politiche messe in pista stanno creando una flessione delle economie maggiore di quanto prevedibile e potrebbero aprire una spirale di recessione per gli Stati interessati.
Nella fattispecie, il taglio della spesa pubblica comprime i consumi e comporta un minor reddito netto per famiglie e imprese. Con molta probabilità è stato sottovalutato il moltiplicatore fiscale, un moltiplicatore che sta ad indicare come si riflette in termini di ricaduta sui redditi una manovra in termini di tagli e imposte.
Nel caso delle politiche fiscali adottate, si è dimostrato che per ogni euro di tagli e imposte è avvenuta una caduta del reddito nazionale da 90 centesimi fino a 1.7 euro.
Ad una politica fiscale recessiva non si contrappone una politica monetaria espansiva efficiente e si cade nella cosiddetta ” trappola della liquidità”. Il debito è destinato a crescere nei prossimi decenni per l'invecchiamento della popolazione per cui si arriva a pensare ad una idea estrema, quella di cancellare il debito pubblico detenuto dalle banche centrali.
Nel caso della Banca Centrale Europea, se avvenisse la cancellazione del debito, rimarrebbe in circolo troppa liquidità che, col tempo potrebbe alimentare l'inflazione.
Altri Stati, come ad esempio Usa e Gran Bretagna, per evitare la crescita del debito statale, saranno costretti per anni a bilanci pubblici sotto controllo.
Il tema è delicato e gli economisti hanno pareri discordanti, in Italia, se il sistema economico riparte e la disoccupazione torna ad essere sotto controllo, molte politiche saranno premianti per il futuro sempre che la politica non ci si metta in mezzo con le solite promesse elettorali. Una cosa è sicura: se l’acqua scarseggia, la papera non galleggia!