L’ampliamento del concetto di non profit rischia di esentare tutte quelle strutture sanitarie, scolastiche, sportive di proprietà degli enti religiosi. Tutti quegli edifici che svolgono attività “non commerciale”, termine con cui si intende laddove non avviene alcuna redistribuzione degli utili, con attività assistenziali complementari o integrative a quelle pubbliche e a prezzi simbolici, sono esentate dal pagamento dell’Imu, l’imposta municipale unica sugli immobili.  Infatti, gli edifici ad uso “misto”, come il caso di attività di culto, sociali, ecc che svolgono anche attività commerciali, sono da considerarsi “non commerciali” e pertanto non soggette ad imposta.

Questa interpretazione può determinare mancati introiti al Governo stimati in circa 500 milioni di euro e inoltre la possibilità di subire una sanzione da parte della Commissione Europea di 3 miliardi di euro per aiuti di Stato illegittimi.  Inoltre, da qui al 2013 molte scuole, alberghi e cliniche private potrebbero modificare i propri statuti e, con l’inserimento di piccoli accorgimenti (divieto di distribuire utili e obbligo di reinvestirli per scopi sociali; obbligo di devoluzione del patrimonio in caso di scioglimento ad un altro ente non profit con attività analoga) essere esentati.

Cosi facendo anche gli ospedali e le case di cura di proprietà di enti religiosi saranno esentati se convenzionati col sistema pubblico e se la loro attività appare integrativa o complementare al servizio pubblico stesso a titolo gratuito o con rette simboliche.

Lo stesso concetto sarà applicabile a tutti gli immobili sede di attività culturali, ricreative o sportive.

Anche nel caso di scuole private scatterebbe  l’esenzione nel caso venisse riconosciuta l’attività paritaria con gli istituti statali e in mancanza di discriminazione degli alunni.  A pochi giorni dal saldo Imu di dicembre la partita è tutta aperta e il Governo non intende perdere gettito. A tal proposito, nel decreto enti locali in fase di conversione in legge, il Governo infatti allarga il suo potere di intervento con la possibilità di definire il rapporto proporzionale, nonché i requisiti, generali e di settore, per definire le attività svolte con modalità “non commerciali”.

Il tema della casa è caro a tutti, ne sanno qualcosa gli italiani che per l’82 per cento sono proprietari di un immobile e che hanno sempre gradito l’investimento nel mattone. L’imu, dalla sua introduzione, non è piaciuta a nessuno come era normale attendersi, ma adesso si scopre anche che si tratta di un’imposta non democratica.