Nelle grandi città italiane un sindaco su due ha deciso di non aumentare l’aliquota base dell’Imu sulla prima casa. Il dato emerge da un’indagine condotta dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre su un campione di 81 comuni capoluogo di provincia.

Nel dettaglio, la decisione di mantenere invariata l’aliquota è stata presa dal 49,4% del campione preso in esame. Altri 35 primi cittadini (pari al 43,2%), hanno invece deciso di innalzarla, mentre ci sono 6 realtà comunali (pari al 7,4% del totale) che faranno sicuramente felici i proprietari che vivono in queste città: le amministrazioni comunali di Trieste, Biella, Nuoro, Vercelli, Lecce e Mantova hanno deciso di abbassarla.

I più tartassati? I torinesi

Per una abitazione di tipo civile A2 (vale a dire una tipologia abitativa media che si interpone tra gli immobili economici e quelli signorili) i più colpiti dall’Imu sulla prima casa saranno i torinesi: la seconda rata costerà mediamente 718 euro che farà salire l’imposta complessiva annua a  1.055 euro. Segue Genova, con una seconda rata pari a 561 euro che porterà l’imposta complessiva annua a toccare i 902 euro.  Sul terzo gradino di questo triste podio troviamo i proprietari di prima casa di Bologna: pur versando una seconda rata di 440 euro, il versamento complessivo raggiungerà gli 879 euro. Al di là degli aumenti di aliquota apportati da queste amministrazioni comunali, sull’importo da pagare incide molto la rendita catastale media presente in queste città.

Quest’ultima, strettamente legata al valore economico dell’immobile, è quel parametro che determina la base imponibile sulla quale si applica l’Imu.

Le scadenze: suspence fino all’ultimo                             

Entro il 31 ottobre tutti i comuni dovranno deliberare l’aliquota Imu per calcolare la seconda rata (o terza, per chi ha deciso di dilazionare il pagamento in tre tranche) che gli italiani dovranno pagare entro il 16 di dicembre. “Nonostante quasi tutti i Comuni abbiamo ormai deliberato l’aliquota Imu – conclude Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia – la situazione non è ancora definitiva. Il Governo si è riservato la facoltà di variare l’aliquota base addirittura entro il 10 dicembre: solo 6 giorni prima del termine  del pagamento del saldo. E’ da augurarci che a ridosso della scadenza non ci venga richiesto un ulteriore ritocco che metterebbe ancor più in difficoltà i magri bilanci delle famiglie italiane.”