Velocemente battono la notizia le principali agenzie giornalistiche a proposito delle importanti dichiarazioni, soprattutto per quanto riguarda l'informazione sul Web, rilasciate dal Presidente Agcom, Marcello Cardani al Tg1.

Entra, infatti, nel vivo la campagna elettorale: il tema della "par condicio", quello che fu riportato in auge dal presidente della Repubblica Scalfaro, torna così di attualità. Al centro delle attenzioni del garante della comunicazione è finito il Web, che, come è noto, fortunatamente, non possiede tutte le restrizioni imposte alle regole agli altri media.

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"E' necessario che ci sia una normativa per il web, che non c'é - ha dichiarato, pertanto, il presidente dell'Agcom, Marcello Cardani, in un'intervista al Tg1".

Ha poi proseguito affermando che al momento "tutto ciò che avviene su internet non è sottoposto alla nostra giurisdizione. Il ricorso a strumenti nuovi è crescente e quindi ritengo che il Parlamento prima o poi debba esaminare la questione".

"Andrebbe fatta una revisione completa del settore, attribuendo in maniera più precisa le responsabilità nei casi di posizioni dominanti o uso scorretto della rete - ha quindi aggiunto Cardani - La vera difficoltà, però, è il problema della misurazione: mentre in tv abbiamo degli strumenti, imperfetti ma relativamente semplici come la rilevazione dei minuti di trasmissione, nell'ambito internet il problema è molto più complesso".

Sempre sul medesimo tema, l'ennesima polemica pre-elettorale giunge, così, a riguardare la possibile rinuncia della Rai ad ospitare un dibattito politico a sei, con tutti i leader, candidati per la "Presidenza del Consiglio", presenti in un'unica trasmissione. Il confronto tv previsto per sabato è, pertanto, rischio.

Non ci sarebbe, infatti, l'accordo tra i candidati sul numero dei partecipanti. Sarebbe Silvio Berlusconi contrario ad un confronto a sei, ma la cancellazione definitiva per il dibattito dovrebbe arrivare dalla Commissione di vigilanza Rai che si riunisce oggi.

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Per molto, però, oltre ad essere sgradito a Berlusconi, il confronto potrebbe non piacere anche ad altri candidati come Beppe Grillo, che difficilmente sottostarebbe a rigide regole rigide e come Mario Monti, spiccatamente restio a confronti diretti con persone che potrebbero contraddirlo.

L'unico che sembri soddisfatto di un dibattito per sei sarebbe Pierluigi Bersani che ha dichiarato: "Se il confronto tv a 6 fra i candidati alle elezioni non si può fare in Rai vado a Sky".

"Per quale diavolo di motivo - ha aggiunto il segretario del Pd - non si può fare il confronto a sei? Escludiamo Grillo, escludiamo Ingroia, escludiamo Giannino?", si è chiesto.

"Dite alla vigilanza Rai che io, quando c'era da fare le primarie, non l'ho fatto fra i favoriti perché un conto sono i sondaggi e uno sono i voti. Io mi chiamo Partito democratico e partecipo solo a cose dove tutti hanno uguali condizioni.

Non intendo partecipare a cose dove ci sono condizioni diverse, questo lo lascio fare a Berlusconi", ha concluso.

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Staremo a vedere: il tutto è un chiaro sintomo del clima che si sta respirando in Italia e del peso che i risultati avranno su qualunque governo.

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