Salario minimo europeo. L’idea non viene da un politico di ispirazione marxista, a dichiararlo infatti è Jean Claude Juncker, presidente permanente dell’Eurogruppo (centro di coordinamento europeo che riunisce i Ministri dell’Economia e delle Finanze degli Stati aderenti all’Eurozona), membro del Partito Popolare lussemburghese, nonché primo ministro del Granducato dal 1995.
Juncker ha dichiarato apertamente davanti al Parlamento Europeo che la disoccupazione è un problema drammatico da affrontare con tempestività in seno all’UE: “L’euro avrebbe dovuto riequilibrare la società e invece la disoccupazione aumenta.
Nell’Area euro – ha aggiunto Juncker – la disoccupazione supera l’11% e non ce lo possiamo permettere. Si tratta di una tragedia che stiamo sottovalutando. Per questo dobbiamo realizzare politiche più attive per il mercato del lavoro”. Il 2013, ha precisato il presidente dell’Eurogruppo, inizia sotto buoni auspici, frutto dei “risultati positivi” conseguiti per l’Eurozona durante il 2012. “Tuttavia – ha detto Juncker - i tempi che viviamo sono difficili, e non dobbiamo dare all'opinione pubblica l'impressione che il peggio sia alle nostre spalle perché ci sono ancora cose da fare molto difficili”.
Per far fronte all’emergenza occupazionale Juncker ha quindi avanzato la proposta relativa al salario minimo in tutti i Paesi dell’Eurozona, affinché si ritrovi – sono parole sue – “una giusta dimensione sociale in seno all’unione economica e monetaria, altrimenti perderemmo credibilità e approvazione della classe operaia, per dirla con Marx".