Con 2952 voti e tre astensioni è stato nominato il nuovo presidente della Repubblica Popolare Cinese. Il suo nome è Xi Jnping. L'uomo rappresenta la quinta generazione al potere e ha avuto una storia tormentata con il Partito. Il padre era stato espulso negli anni delle purghe dopo essere stato uno dei dirigenti della prima fase. Il fanciullo venne inviato nelle campagne e per ben nove volte, nonostante la domanda, non venne reintegrato nel partito.

Il padre fu riabilitato nel 1978 e da quell'anno è iniziata la carriera di Xi Jnping. Ora, a 59 anni, quest'uomo si propone di portare avanti una politica di riforme che dovrebbero limitare la corruzione e lo spreco negli apparati della burocrazia del partito.

Ha eliminato il ministero delle Ferrovie che è stato inglobato in quello dei trasporti, e sono state vietate dalla radio e dalla televisione tutte le pubblicità di beni di lusso. Il Partito deve, dopo i casi di grande corruzione, riabilitarsi agli occhi della gente e dunque l'uomo è intenzionato ad abbracciare una campagna di moralizzazione e di austerity. Verranno unificate diverse agenzie marittime e due regolatori della comunicazione l'Amministrazione generale della stampa e l'Amministrazione generale della radio e della televisione e dei film. Se la Cina , la cui economia è florida e in continua crescita si sente in obbligo di tagliare gli sprechi, figuriamoci cosa dovrebbe fare l'Italia e la Rai con i cachet milionari che è abituata a pagare.

In materia di politica estera la Cina è intenzionata ad adottare la formula dell' intervento creativo ovvero intervenire alla risoluzione dei problemi interni e internazionali sulla base di una saggia valutazione dei propri interessi e delle forze a propria disposizione.

Probabile che il nuovo esponente si allinei in questo senso.Nei rapporti con la Corea del Nord questo già si è visto.Wang, studioso di problemi cinesi , sulla strategia dell'intervento creativo è sicuro che essa avrà i suoi frutti.