Alla fine la spaccatura è arrivata e la tanto vituperata questione della restituzione della diaria rischia di divenire una bolla di sapone; uno dei cavalli di battaglia del M5S è stato da sempre rappresentato dall'impegno, dichiarato da Grillo, Casaleggio e dai vertici, di rendere una parte del danaro ricevuto come indennità per l'incarico, restituendo in particolare la diaria più tutta un'altra serie di emolumenti.
Nello specifico il regolamento firmato prima dell'elezione statuiva che i parlamentari avrebbero trattenuto solo 5000 euro lordi (2500 netti) dei 10000 dell'indennità di carica, insieme a diaria e rimborsi vari.
Il regolamento prevedeva contestualmente l'obbligo di rendicontare tutto, ma lasciava in piedi il dubbio relativo al dover restituire o meno quanto non documentato.
Stando alla ricostruzione effettuata da "Repubblica", Grillo e Casaleggio avrebbero nei giorni scorsi inviato una mail ai parlamentari invitandoli ad individuare delle onlus cui destinare le eccedenze e dunque a restituire parte dell'indennità seguendo i dettami dello statuto; i parlamentari ne avrebbero discusso a lungo, e fatti salvi i 2500 euro da doversi obbligatoriamente devolvere al fondo di solidarietà che la Camera istituirà hanno optato per l'avere massima libertà nel decidere se rendere o meno diaria e rimborsi vari.
Qualora la ricostruzione effettuata dal quotidiano fosse veritiera l'immagine del Movimento ne risentirebbe, e l'idea di unione di intenti proiettata all'esterno in fase di campagna elettorale rischierebbe di essere compromessa.
A complicare il quadro il fatto che per il fisco tutti i parlamentari guadagnano la stessa cifra e tutti vanno dunque assoggettati alla medesima aliquota, cosa che comporterebbe un onere sperequativo per quanti sulla "carta" guadagnano un tot salvo poi devolverne una parte in ossequio ai dettami del proprio statuto. Insomma la vicenda è più che mai intricata, i prossimi giorni potrebbero essere decisivi per avere un quadro più preciso.