Se il mondo del lavoro fosse più rosa sarebbe meglio per tutti. L'ingresso nel mercato del lavoro di 100.000 donne, oggi inattive, farebbe crescere il pil di 0,28 punti l'anno, consentendo di finanziare un incremento del 30% della spesa pubblica per le famiglie.

A dirlo è la Cna Impresa Donna che a Roma ha organizzato un convegno su "impenditrici protagoniste di una nuova crescita". Le imprese rosa, che siano fondate da donne o gestite da una figura femminile, dimostrano più dinamismo, dicono dalla Cna, ma devono affrontare ostacoli frustranti.

Tra giugno 2012 e giugno 2013 le imprese femminili sono aumentate di 4.878 unità, pari al +0,34% a fronte di un aumento dello 0,13% delle imprese nel loro complesso.

Eppure, per una donna portare avanti un'attività è più complesso: sul fronte del credito, ad esempio, solo il 16,5% delle imprenditrici vede accolta la propria richiesta contro il 20,6% del totale delle aziende. Come se non bastasse, quando il credito viene concesso, spesso il tasso di interesse è più alto e vengono richieste maggiori garanzie. "Meritocrazia, pari opportunità, evoluzione culturale, e un nuovo sistema di welfare - ha sottolineato la presidente di Cna Impresa Donna, Paola Sansoni - sono pilastri che porterebbero ad un modello di sviluppo in cui le donne che vogliono lavorare e fare impresa non devono più rivendicare politiche e azioni specifiche, potendo contare su pari condizioni e opportunità per ottenere pari o forse superiori, risultati".
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