Gli industriali del Brasile ne sono certi: il 2014 sarà un anno perso. Crescita inferiore alle attese, innalzamento dei tassi d'interesse, l'inevitabile trambusto per via dei Mondiali di calcio e delle Elezioni presidenziali, la necessità di smaltire gli stock di magazzino: ecco gli ostacoli che - secondo gli imprenditori verde-oro - rappresentano le principali cause dell'attuale stagnazione della produzione industriale.

Secondo la Confederação nacional da indústria (Cni) - l'equivalente di Confindustria - quest'anno la produzione industriale dovrebbe crescere di un modesto 1,5 per cento, un dato molto sotto le attese. E a giudizio della potente Federação das indústrias do Estado de São Paulo (Fiesp), le cose dovrebbero andare anche peggio: per quest'anno si prevede un calo dello 0,8 per cento, ed anche per il prossimo anno niente di luminoso si profilerebbe all'orizzonte.

Gli industriali brasiliani vedono nero, per loro il 2014 è un anno perso

A leggere i documenti delle principali associazioni di produttori, le imprese puntano il dito soprattutto contro il perdurante aumento del costo del denaro, la fine delle politiche di sgravi fiscali generalizzati, e i timori per l'aumento dei costi di produzione (causato dall'impennata delle tariffe dell'energia elettrica, e dai prezzi più alti delle materie prime importate).

E non è tutto, giacché nei primi mesi dell'anno si sarebbe registrato un calo dei consumi delle famiglie, e soprattutto una diminuzione del ricorso al credito. «La sensazione che abbiamo è che il 2014 sia proprio un anno perso», dichiara senza mezzi termini, Paulo Francini, direttore del Dipartimento Economia della Fiesp. Gli fa eco il presidente dell'Associação brasileira da indústria elétrica e eletrônica (Abinee), Humberto Barbato, convinto che nell'anno in corso non ci sarà alcun aumento nella produzione di apparecchiature elettroniche.

Il fatturato delle imprese del settore dovrebbe comunque crescere tra il 3,5 e il quattro per cento, ma solo grazie alle esportazioni, che riguardano il ventisei per cento dei prodotti finiti nel Paese sudamericano. «Di fronte al calendario che ci si profila, l'ideale sarebbe che quest'anno passasse rapidamente», ha chiosato con delusione Barbato. Sulla stessa linea troviamo il presidente dell'Associação brasileira da indústria de máquinas e equipamentos (Abimaq), José Velloso.

Riferendosi appunto al settore dei macchinari industriali, dichiara che «questo è un anno elettorale. E il prossimo, quello delle ristrutturazioni, del taglio delle spese, in uno scenario che non sarà favorevole all'industria».

Anche secondo i più autorevoli think tank, l'industria brasiliana è in difficoltà

Le impressioni dei rappresentanti di categoria sono confermate anche dai più importanti istituti di ricerca. «Non voglio essere allarmista», è l'opinione del professor Aloisio Campelo Júnior, dell'autorevole Fundação Getulio Vargas (Fgv), «ma non vedo segnali positivi nell'industria, che dovrebbe terminare l'anno in corso, rallentando il proprio ritmo produttivo». Questi segnala che la congiuntura è sfavorevole agli investimenti, e che il settore dei beni di produzione - dopo i buoni risultati degli anni scorsi, grazie all'aumento delle vendite di camion e macchine agricole - è in fase di decelerazione. Così l'indice di fiducia riguardante questo segmento è in caduta libera, e non migliorerà almeno sino al prossimo anno, anche a causa delle incertezze sul fronte energetico.
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