Nella sede centrale di Parigi della Bnp Paribas, valutata da Standard & Poor's come una delle 6 banche più solide al mondo, dovevano avere sentore già da tempo del rischio effettivo di una misura sanzionatoria nei loro confronti da parte della giustizia statunitense, che considera illegali le transazioni finanziarie verso e da Stati che fossero presenti nella "lista nera" americana.



Infatti si ha notizia certa che da alcuni mesi Bnp avesse messo da parte poco meno di 1 miliardo di dollari per far fronte a possibili multe, cifra colossale anche per la finanza internazionale, considerando che l'utile netto del 2013 dell'istituto parigino è stato di 6 miliardi di dollari.

La sanzione di cui viene richiesto il pagamento da parte della corte di New York, a fronte di ripetute violazioni del codice legale USA per un periodo che va dal 2004 al 2012, sminuisce gli sforzi francesi, ammontando alla titanica cifra di 8,9 miliardi di dollari.



Bnp Paribas non ha scelta: il pagamento eviterà ulteriori misure penali che l'istituto di credito non può sopportare ma l'esborso, oltre a salassare letteralmente le casse della banca, la priverebbe della liquidità necessaria per operazioni già in programma, senza contare la temporanea messa al bando da transazioni finanziarie in settori strategici come quello petrolifero e del gas. Inoltre 30 dipendenti saranno licenziati, essendo ritenuti i responsabili legali delle operazioni incriminate.





Dalla sede centrale del gruppo si irradia calma e si informa che non ci saranno variazioni nei piani industriali di Bnp o delle banche controllate, tra cui la BNL, come pure non ci saranno operazioni straordinarie volte a stabilizzare lo stato patrimoniale dell'istituto.



Tuttavia lo stesso presidente francese Hollande ha contattato tempestivamente Obama, chiedendogli un compromesso per una soluzione più ragionevole ma l'inquilino della Casa Bianca si chiama fuori dalla questione, affermando il principio della divisione tra potere politico e potere giudiziario.