I patti di stabilità, la UE che continua con i suoi diktat sui conti pubblici e l'imponente voce di spesa (da 13 miliardi all'anno) relativa alle indennità di accompagnamento, fanno di quest'ultima voce quella più gettonata tra i probabili tagli che il Governo dovrà gioco forza attuare. La sentenza della Corte Costituzionale sulle Pensioni e le future su cui aleggia la preoccupazione del Governo per eventuali altri rimborsi da dare a statali e ad indebitati Equitalia, di fatto ha fatto scattare un allarme conti pubblici che non fa stare tranquilli.

Basterebbe infatti la condanna a rimborsare i lavoratori statali che hanno visto i loro stipendi congelati dalla Legge Fornero per gli anni 2011-12-13, per rischiare di disattendere i patti con la Comunità Europea e sforare i patti di stabilità che porterebbero il Governo a dover trovare i soldi in un altro modo. L'aumento di IVA ed accise sembra scongiurato dalle parole dei rappresentanti dell'Esecutivo, tra i quali il Ministro dell'Economia. Ecco perché adesso a rischiare dei tagli dal 2016 potrebbero essere le pensioni di accompagnamento.

Cosa è l'assegno di accompagnamento:

L'assegno di accompagnamento, o indennità, è un contributo in danaro di 508,55 euro che spetta ai pensionati di età superiore a 65 anni e a tutti i cittadini indipendentemente dall'età, con invalidità certificata dalla commissione medica del 100% con grave incapacità a compiere le normali attività quotidiane e grave incapacità a deambulare.

Cosa si programma di tagliare

L'accompagnamento è una misura non collegata al reddito. In parole povere l'importo è lo stesso anche per persone che percepiscono pensioni di importo diverso o appartengono a nuclei familiari con fasce di reddito diverse. Su questo il Governo parrebbe intenzionato a correggere il tiro riconoscendo l'accompagnamento solo alle fasce più deboli, quelle con redditi più bassi.

Saranno ampliati i controlli per verificare se le indennità già in pagamento siano o meno spettanti. Infatti se fino ad oggi l'assegno non era legato ad altro che alla menomazione fisica, bisognerà controllare se effettivamente le motivazioni che hanno consentito all'invalido di percepire l'assegno siano ancora presenti. Si pensa anche di bloccare gli aumenti annuali per la perequazione per gli assegni ormai concessi ma per soggetti che superano i limiti reddituali che verranno stabiliti.

Per adesso siamo solo ad ipotesi, ma il rischio di tagli sembra concreto. Certo che colpire le fasce deboli come gli invalidi sarebbe un grave segnale di debolezza da parte del Governo, ma il tempo ci dirà di più.