L'estate appena trascorsa ha fatto festeggiare il ribasso dell'oro nero, che vola in bassa quota dopo anni di impennate, con il miglior risultato registrato a luglio. Esultano i Paesi consumatori, molto meno i produttori che, a causa della tendenza in calo, non hanno riparato ai loro investimenti e hanno ritirato poche remunerazioni. 

Eccessiva offerta 

L'offerta sopravanza decisamente la domanda: vari sono stati gli sforzi per implementare la spendibilità delle riserve di greggio. Grandi quote di capitale sono stati investite per collaudare nuovi piani estrattivi per ricavare artificialmente la materia, come il sistema di trivellazione nel sottosuolo.

Operazioni che andavano nella direzione di conquistare l'autocefalia produttiva. Ma il sobbalzo dell'offerta non compensata dalla domanda non ha consentito il rientro dei capitali, soprattutto per Stati Uniti e Canada. Ci si attendeva un risollevamento della richiesta per l'estate, periodo dell'anno di maggiore mobilità. Ma il prezzo del petrolio viaggia troppo basso per pareggiare le spese di produzione e al massimo possono gioire i Paesi consumatori, non i consumatori diretti, visto che le accise non rispettano le tendenze. L'orizzonte della risalita è stato spostato al 2017-2018, però sarà sempre troppo timida rispetto ai trend del secolo scorso, quando il greggio toccò i 100 dollari al barile.

Dunque per il prossimo biennio nessun stravolgimento, al massimo effimeri rialzi, complice anche la crisi cinese, visto che la Repubblica del Dragone è tra i Paesi più ghiotti della risorsa. 

L'Arabia pronta al sorpasso 

Il Paese che detiene il primato nella produzione indugia: come muoversi? Scorre carsica la fiducia in un prossimo riassestamento, ma non si può allungare troppo il collo.

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Non può permettersi il taglio della produzione, regalerebbe vantaggio agli altri concorrenti senza ritorno: addirittura potrebbe trovarsi di fronte un trust con Iran, Usa e Russia riuniti. Non può sperare di contrattare con gli States e la Russia un taglio paritario perché nei due partner sono le compagnie private a fare il buono e il cattivo tempo. Riad non vuole assolutamente rinunciare agli introiti del commercio petrolifero, unica dispensa per coprire le fughe di denaro interne. Allora punta ad accaparrarsi fette di mercato più grosse a detrimento di altri Paesi. La nuova strategia raggelerebbe l'Iraq, impegnato con le armi contro il califfato, e la Russia, uno dei colossi che più soffre per il down del greggio.