Aleggiano sospetti sul raid del patron di Iliad, Xavier Niel, che ha puntato il 15% delle azioni Telecom, sollecitando l’intervento supervisore della Consob. L’esame si concentrerà su alcuni punti cruciali per interpretare i piani del corsista borsistico. Ma molti sono i protagonisti che si muovono sotto traccia a fare da assist.
I punti all’esame della Consob
Uno dei primi allarmi che ha attivato i sensori dell’Authority è la costituzione del capitale investito, quindi il sospetto di derivati. Sotto indagine ci sono le ombre sui rapporti con la Vivendi, la connazionale francese già contribuente di Telecom.
A guidare il team di giudizio sarà Giuseppe Vegas. Niel fino a giovedì scorso ha opzionato il 15% delle azioni sistemandosi in ‘posizione lunga’, cioè ha trattato diversi tipi di contratto e a scadenze differite. Quindi pende una domanda: se si tratti di diritto europeo o americano. Nel caso della prima etichetta, quella di Niel sarebbe a pieno un’operazione finanziaria, in attesa di seguire il corso del titolo dell’azienda italiana in borsa. Nel secondo caso si libererà già la facoltà di acquisto e così l’avventuriero francese avrebbe i requisiti per introdursi nella governance della corporazione. In caso di un gioco agito con Bolloré, padrone del 20% delle azioni, i due in combutta arriverebbero al 35%, il terminus per lanciare l’offerta pubblica.
Finanzieri insieme su Telecom
Molti lanciano i rostri sul campione italiano delle telecomunicazioni. Anche il russo Fridman ha osato l’arrembaggio a Telecom. Si è proposto a metà ottobre con un assegno di 4 miliardi per sostenere Oi che avrebbe voluto unire a Tim Brasil, la controllata Telecom. Ma con questo matrimonio si sarebbe affermato come esponente maggioritario del gruppo, perciò la sua proposta è stata cassata. Ma, out of the blue, potrebbe arrivare a Telecom per il tramite di Niel e l’interprete di questa interlocuzione sarebbe il finanziere Jeremi Berrebi. I tre si scambiano appoggi finanziari. Infatti senza un solido scoglio alle spalle, la puntata con opzioni sarebbe un abbraccio mortale.
Lo dimostra Vivendi che ha potuto officiare il matrimonio con Telecom solo grazie alla sponda di Mediobanca di cui è la maggiore azionista. Niel per tornare ad agire in solitaria ha cercato l’appoggio della Cassa depositi e prestiti, per ora caduto. Resta che un assalto passando solo per Piazza Affari è pericoloso e quindi dalla somma delle singole iniziative potrebbe venire che l’unica strada è quella di riunirsi in uno spezzatino e alla fine rifare dell’azienda il privilegio dello stato.