Già si parla di una colonizzazione francese, da quando il miliardario Xavier Nielha fatto il suo ingresso inTelecom. Dal 21 ottobre ha rastrellato il 15,14% delle azioni e potrebbe consolidare il suo partenariato potenziando la partecipazione fino al 20%. Il titolo vola in borsa, ma l’euforia è tenuta buona da una necessità di preveggenza: qual è il piano di Niel? È la domanda che si spiffera tra i giocatori. In realtà, l’azzardo del francese è solo una spia. In molti, infatti, sarebbero pronti a divergere gli assetti delle aziende per nuove ricollocazioni e fusioni.
Niel: già pronta la scalata a Telecom?
La sostanza dell’operazione di Niel è la tecnica, e proprio la tecnica potrebbe sciogliere il presagio sulle sue mosse future. Secondo le indiscrezioni che lo stesso Niel si è lasciato sfuggire, in base al suo contratto, ancora non può detenere le azioni fisiche di Telecom, come a dare un segnale di tranquillità a coloro che paventavano un incremento della sua partecipazione. Ha infatti opzionato il contratto "call",con cui acquista la possibilità di ritirare azioni ad un prezzo prestabilito e a scadenze predefinite. Sono le regole del contratto a determinare quando può comprare e quando vendere. Perciò il finanziere resta in agguato. Nel frattempo, ha fatto un investimento a leva di 250 milioni e conta un ritorno di 2 miliardi.
Ma non è il solo a muoversi.
Le mire su Telecom per le grandi fusioni
Altro dominus è Vincent Bollorè, capo della Vivendi che è l'azionista numero uno di Telecom con il 20%. Il primo punto di domanda riguarda le intenzioni dei finanzieri francesi, ovvero se agiscono nella logica speculativa o industriale. Si può escludere la seconda; prova ne è il fatto che la Vivendi non ha preteso rappresentanti nel consiglio d’amministrazione. Logica speculativa dunque, ma non per il finale della bolla di combustione. In extremis, si punta a riassettare i colossi delle telecomunicazioni mondiali con diverse partecipazioni. Ecco allora sull’azienda italiana la "longa manus" di Telefonica che si muove nell’ombra coperta proprio da Vivendi.
La Vivendi ha recuperato dalla società spagnola le azioni per diventare partner di Telecom, creando in questo modo un cordone. A questo passo l’avrebbe spinta la possibilità di un arrembaggio da parte della sorella francese Orange. Ma l’Orange non sarebbe stata disprezzata come compagna, anzi si era pensato anche ad un affiancamento di questa in una media company, con Bollorè come punto di riferimento. Eppure, già c’è una variante alternativa al piano: un consorzio tra Orange, Deutsche-Telekom e Telecom Italia per un unico grande operatore con la compartecipazione delle tre Casse di stato di Francia, Germania e Italia.
Un disegno per ora da tralasciare, perché la partecipazione della Cassa depositi e prestiti dell’Italia non si è ancora realizzata.
Intanto, in questa galassia, Xavier Niel si muove in autonomia. Da solo ha creato un impero della telefonia alternativo a quello dei disegni dei suoi connazionali, entrando nel settore del low-cost conFree, Monaco Telecom e Orange Suisse. E ora punta ad allargarsi ulteriormente per fagocitare anche la Tim Brasil, contendendosela con il russo Mikhail Fridman. Intanto, Niel ha fatto lievitare del 20% le azioni di Telecom che sono poi quelle di Vivendi. Quindi Vivendi non può dire che in attesa della realizzazione dei suoi piani stia restando a bocca asciutta.