Anche l’azienda delle strade aveva depositato dei soldi su un conto acceso presso l'istituto bancario Carichieti, salvato dal default grazie all'intervento del Governo il 22 novembre con il decreto n.183/2015. Per la precisione Anas, società per azioni interamente pubblica, aveva affidato alla Carichieti 280 milioni destinati per legge alla realizzazione della Salerno-Reggio Calabria. Questi soldi in realtà sono quelli che ogni anno varie autostrade sono obbligate a versare all’Anas e che continuano a pagare con importi variabili da concessione a concessione in relazione ai flussi di cassa ottenuti con i soldi riscossi ai caselli.

Il Governo Prodi inoltre, proprio per assicurare il completamento della Salerno-Reggio, aveva vincolato circa 1 miliardo e 838 milioni di euro di crediti dell’ANAS nei confronti delle concessionarie autostradali alla realizzazione di tale opera, che ancora dopo 19 anni da quella decisione ancora non è stata completata. Dal 2001 ad oggi lo Stato, cioè i cittadini italiani, ci hanno messo circa 8 miliardi di euro, compresi i 740 milioni stanziati dalla Legge di Stabilità del 2014 e lo stanziamento finale previsto da questa Legge di Stabilità 2016.

L’ANAS e i 280 milioni destinati all’Autostrada Salerno Reggio Calabria

Senza il decreto del Governo questi 280 milioni sarebbero stati bruciati dal nuovo meccanismo del bail in che entra in vigore il primo gennaio e che di fatto rende aggredibili in caso di fallimento della banca i depositi bancari sopra i 100mila euro.

Se tutto ciò fosse successo, senza quei fondi, si sarebbero ulteriormente allungati i tempi già biblici di costruzione della Salerno - Reggio Calabria che dovrebbe finalmente essere completa il 21 novembre 2017, così come previsto dal sito dell’ANAS. Quello che molti si chiedono è il perché l’ANAS abbia scelto proprio la Carichieti nel 2008 per il deposito dei 280 milioni.

Una scelta che a detta dei dirigenti del settore finanza è avvenuta sulla base di generiche “ricerche di mercato”. Da allora quella scelta non è stata più rivista, neanche quando a settembre del 2013 Carichieti è stata commissariata. Commissariamento dovuto al fatto che la banca giorno dopo giorno ha visto crescere il peso dei crediti in sofferenza nel proprio bilancio, dopo aver prestato molto facilmente denaro un po’ qui un po’ lì.

L'ANAS però sembra non accorgersi di tutto ciò neanche quando Carichieti è finita nel mirino di Bankitalia già a partire dal 2009: con 4 ispezioni si accertarono le pesanti irregolarità che hanno minato la solidità economico finanziaria della stessa, dovute ad eccessi di assunzioni e al riconoscimento di incentivi ad personam.

Decisioni strategiche poco lungimiranti e attente alla manutenzione stradale

Ma non c’è solo questo, perché quando Anas ha deciso di aprire quel conto milionario le fu imposto un tasso di rendimento solo dell’1 per cento lordo: questo tasso in realtà avrebbe potuto essere più alto se l’ ANAS avesse fatto una ricerca più approfondita. Senza dimenticare che l’azienda che gestisce la rete di strade ed autostrade italiane, a cui ogni anno confluiscono circa 2 miliardi di trasferimenti statali, negli ultimi anni piuttosto che concentrarsi sulla manutenzione delle strade italiane spesso ridotte in stato pietoso, ha preferito puntare alle grandi opere, oltretutto con modesti risultati. Chissà che in futuro ci possa esser un cambio di rotta anche sul capitolo poco onorevole delle tangenti legate agli appalti.