Si chiude bene la settimana nelle borse cinesi. Dopo che il governo ha ripreso a valutare lo Yuan (+0,52%), che era sceso ai minimi in tre anni, gli investitori sembrano aver ritrovato la fiducia nei mercati cinesi. I principali indici del paese asiatico chiudono tutti in leggera ripresa, ma la debolezza del mercato non si è affatto dissolta: l'indice di Shanghai cresce del 1,97%, ma perde complessivamente 10 punti percentuali rispetto alla settimana precedente.

La situazione degli altri indici

Situazione simile per gli indici di Shenzhen (SZSE) e Hong Kong (HSI) che chiudono rispettivamente al +1,04% e +0,59%. L'indice di Shenzhen però ha perso complessivamente 14 punti percentuali da lunedì mentre ne ha persi 8 Hong Kong. In ripresa anche il CSI 300, che raccoglie le azioni delle 300 compagnie più grandi registrate nei mercati di Shenzhen e Shanghai, che è balzato di circa il 2%, anche quest'ultimo, però, ha perso 12 punti percentuali rispetto a capodanno, "annullando tutti i guadagni registrati nel 2015", scrive Reuters Italia.

Troppe incognite però gravano attorno l'effettiva ripresa dei mercati cinesi: la complicata situazione geopolitica, peggiorata con i test nucleari della Corea del Nord,  la riduzione delle aspettative di crescita del paese, l'invecchiamento della popolazione e l'atteggiamento ambiguo del governo (che pochi giorni fa aveva svalutato ulteriormente la moneta) rendono troppo precaria la situazione finanziaria del paese.

"I mercati aspetteranno di vedere la determinazione del governo cinese a sostenere la borsa e il cambio la settimana prossima, prima che si possa parlare di ripresa", dice l'analista di mercato Angus Nicholson di IG, le cui parole sono state riprese da Reuters.

Si riprendono i mercati europei e statunitensi

Sulla scia della leggera ripresa delle borse cinesi, crescono anche i mercati europei. Il FTSE.MIB di Milano ha aperto con +0,44% stamattina, sfiorando il +1%  alle 9:02.

Il CAC di Parigi, invece, ha aperto con il + 0,10%, raggiungendo il +0,7% alle 10 di stamane. Bene anche il DAX di Francoforte che raggiunge il +1,1% alle 14:32.  Nonostante ciò l'ultima settimana è stata la peggiore da agosto, quando il mercato finanziario cinese mostrò a tutto il mondo la propria debolezza.

Complessivamente i mercati europei, registrati dal FTSE EuroFirst 300, hanno perso il 4,5% dalla settimana scorsa e il 17% da aprile. Hanno aperto bene anche gli indici degli Stati Uniti d'America. +1,06% per l'indice di Standard's & Poor (S&P 500), che si stabilizza tra  il +0,90 e il +0,70%.

Crescono Dow Jones e Nasdaq che aprono rispettivamente con +1,01% e +1,21%.

Sale anche il petrolio e i titoli minerari

Sale anche il valore del petrolio, in ripresa dai minimi dal 2004. Il Brent sale del 1,75% intorno alle 11:32, raggiungendo il valore di 34,4 dollari al barile. La ripresa del petrolio è però bloccata da una produzione ancora eccessiva rispetto alla domanda, che è crollata nell'ultimo periodo.

Proprio negli ultimi giorni, le stime del governo degli Stati Uniti, che confermavano un'accelerazione nella produzione di greggio, hanno spinto il prezzo del petrolio al di sotto dei 33 dollari al barile. Il governo dell'Arabia Saudita, a fronte della difficile situazione, sta valutando nelle ultime ore la cessione di una quota di Aramco, il più grande produttore di greggio del paese, di proprietà dello stato.

Apre bene anche l'ARCA Steel Index, l'indice della borsa di New York che registra il valore azionario dei maggiori produttori di ferro negli Stati Uniti, +1,37%. I titoli minerari sono tra i più sensibili alle condizioni economiche cinesi. Il colloso asiatico è il primo importatore mondiale di ferro e prodotti minerari. In ripresa anche le azioni del settore automobilistico, che erano cresciute esponenzialmente nel 2015.

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