Il governo Renzi ha annunciato la legge di stabilità per l'anno 2017, e tra i vari punti che l'esecutivo ha affrontato nella manovra economica, vi è anche il delicato tema dell'Ape, ovvero del Pensionamento Anticipato. La trattativa con le varie Confederazioni Sindacali è durata mesi e consente in sostanza, a quei lavoratori che lo desiderassero, ovviamente a determinate condizioni, di lasciare in anticipo la loro attività lavorativa.

A chi conviene l'Ape?

I lavoratori interessati da tale trattamento pensionistico, sono quelli nati tra il 1951 ed il 1953 e tra il 1952 ed il 1955, i quali potranno lasciare anticipatamente il lavoro, fino a 3 anni e sette mesi prima, rispetto ai tempi previsti.

Le condizioni per poter usufruire della nuova proposta pensionistica, sono le seguenti: il lavoratore potrà aderire all'Ape, chiedendo un mutuo, e dovrà mantenere l'impegno nei vent'anni successivi che seguiranno al suo pensionamento, di restituire il prestito, con una rata mensile che gli verrà addebitata sulla somma mensile della pensione. Sostanzialmente, il lavoratore, si ritroverebbe a suo carico, gli anni o i mesi, che ha deciso di anticipare.

Per ottenere il prestito, basterà che i lavoranti, ricorrano a banche o ad Istituti di Credito, convenzionati con lo Stato, i quali si impegneranno ad elargire i prestiti richiesti, tramite l'Inps, il quale dovrà provvedere a tutte le pratiche al fine di far ottenere il finanziamento previdenziale al richiedente. Quindi, nessuna trafila a carico del lavoratore, che otterrà il mutuo tramite l'Istituto Previdenziale.

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Coloro che decideranno di aderire all'Ape, dovranno dunque tenere presente, che la richiesta del prestito e la restituzione, è un'operazione che inciderà sulla rata pensionistica, facendola diminuire. La perdita che il pensionando si ritroverà sul suo assegno mensile, dipenderà dai tempi del ritiro dal lavoro.

Per fare degli esempi pratici, se un lavoratore decide di pensionarsi fino a più o meno un anno dai tempi previsti, si ritroverà con un assegno pensionistico, inferiore all'incirca del 5%. Nel caso in cui invece decidesse di usufruire di tutto l'arco di tempo messo a disposizione, allora potrebbe ritrovarsi con una rata pensionistica ridotta fino al 20-25%. Per entrare più nel merito, possiamo fare un esempio di calcolo: se la pensione di un pensionando, ammonterà ad esempio a 1.200 euro e il futuro pensionato decide di ritirarsi dal lavoro 3 anni e 7 mesi prima, si ritroverà con una pensione mensile tra circa 950-1000 euro. In sostanza, il taglio alla pensione sarà di circa il 4,5% per ogni anno anticipato.

... e poi?

Ogni lavoratore, non dovrà dimenticare che per poter accedere all'Ape, dovrà aver maturato durante la sua carriera lavorativa, almeno all'incirca, 700 euro netti di pensione, ovvero la rata pensionistica deve superare di 1,4 volte, il trattamento pensionistico minimo. La quota della pensione minima, viene decisa dal governo di anno in anno e pertanto bisognerà attendere il gennaio 2017, per sapere la quota minima per il prossimo anno. Un fattore importante da non dimenticare, è che all'Ape, possono accedere anche tutti coloro che trovandosi nello stato di disoccupazione, o in uno stato di invalidità o che comunque abbiano un disabile nell'ambito familiare, richiedendo di usufruire dell'Ape Social. Nei casi suddetti, lo Stato si accollerà  gli anni mancanti al raggiungimento dei requisiti necessari.